REGGIO EMILIA – ‘Tombaroli’ all’opera in alta Val d’Enza lungo le sponde del torrente: é l’ipotesi investigativa emersa da una serie di controlli effettuati dai carabinieri del Nucleo Tutela del Patrimonio Culturale di Bologna. Anzi più di una ipotesi perché i militari hanno scoperto una serie di attrezzi da scavo nei pressi di una cavità naturale situata all’interno di una zona boschiva, un’area decisamente impervia e di non facile accesibilità.
Secondo i militari lì sarabbe stata messa in atto un’attività di scavi archeologici clandestini. L’intervento ha permesso di rinvenire pale, zappe, picconi, cavi e altro materiale sul quale sono state subito avviate analisi specifiche per individuare elementi che possano permetter di risalire agli autori di questa azione.

L’alta Val d’Enza é ricca di reperti archeologici: nel 2012, ad esempio, nel territorio di Montecchio venne ritrovata la cosiddetta Tazza d’oro: un reperto risalente all’antica età del bronzo, alto poco più di dodici centimetri, spesso circa un millimetro e mezzo e pesante circa mezzo chilo d’oro pressoché purissimo.
I carabinieri hanno agito in questo intervento anche con l’aiuto di droni e il posizionamento di fototrappole.

Le attività di scavo non sono mai libere, qualsiasi intervento è subordinato all’autorizzazione del Ministero della Cultura, deve essere eseguito esclusivamente da personale archeologico abilitato e sottoposto alla costante sorveglianza scientifica della Soprintendenza competente. Pertanto, ad ogni scoperta fortuita di beni archeologici deve immediatamente seguire la denuncia di ritrovamento. L’esecuzione di scavi clandestini costituisce una violazione penale.
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