REGGIO EMILIA – L’incontro del 28 agosto in Comune tra Conad e una delegazione degli attivisti che presidiano l’area di Ospizio ha consentito un dialogo diretto, ma ha anche evidenziato la distanza delle posizioni. La proposta del presidio, illustrata venerdì scorso a Conad e al Comune, è quella di “trasformare l’area in un bosco urbano di comunità” e “renderlo fruibile alla cittadinanza”. Nessun supermercato, nessun polo dei servizi sociali, culturali e sanitari: l’area dovrebbe essere gestita da un comitato composto da rappresentanti di Comune, Conad, Università, associazioni ambientaliste e rappresentati del quartiere. La Casa della Comunità dovrebbe essere realizzata all’ex San Lazzaro, si suppone a questo punto a spese dell’Ausl. E Conad, che ha acquistato l’area edificabile 11 anni fa investendo circa 20 milioni di euro? Secondo gli attivisti del presidio dovrebbe rinunciare all’intervento, considerando quei 20 milioni un “investimento in responsabilità ambientale e sociale”.
La risposta consegnata ieri sera da Conad attraverso il Comune è esplicita: “Una soluzione che comporti la rinuncia alla realizzazione del progetto di riqualificazione approvato non risulta percorribile – si legge nella nota -. Un’operazione di tale natura, comporterebbe, infatti, la rinuncia al percorso di riqualificazione sviluppato negli anni, agli investimenti sostenuti e agli impegni assunti per la trasformazione dell’area. Una scelta non compatibile con la responsabilità che la nostra Cooperativa ha nei confronti dei propri soci imprenditori locali, che operano ogni giorno sul territorio e delle migliaia di persone che vi lavorano’. Anche l’ipotesi di una permuta, cioè di realizzare il progetto in un’altra area della città, per Conad non è percorribile: “Non ci sono i presupposti economici, né tecnico-giuridici”.
Nella nota di riscontro, Conad ribadisce la bontà del progetto, “condiviso in anni di confronti e ascolto con il Comune e la comunità dei residenti”. La cooperativa ribadisce la disponibilità a sostenere anche economicamente lo sviluppo o la rigenerazione, insieme al Comune e all’assemblea, di “un’altra area verde della città, individuata tra quelle che l’Amministrazione riterrà disponibili e idonee”.
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