REGGIO EMILIA – Dopo i lavori di ristrutturazione iniziati a maggio 2024, grazie ai fondi del Pnrr e del Comune di Reggio, sabato 17 cennaio il Centro Teatrale MaMiMò riaprirà al pubblico le sale del Teatro Piccolo Orologio di Via Massenet dove, dal 2010, hanno co-abitato un centro di produzione, una stagione teatrale, una compagnia, e una scuola, con unico, grande obiettivo: quello di portare l’arte teatrale tra le persone, affinché diventi un linguaggio sempre più condiviso e in grado di avvicinare i mondi più diversi.
I festeggiamenti inizieranno a partire dalle ore 17 con un incontro pubblico dal titolo “Teatro Piccolo Orologio: Crocevia della Cultura”, durante il quale interverranno Marco Maccieri, direttore artistico del Centro Teatrale MaMiMò, Marco Mietto, assessore a Cultura e Giovani del Comune di Reggio, Giordano Gasparini, amministratore pubblico e protagonista per quarant’anni delle politiche culturali reggiane, Villiam Orlandini, presidente del Centro Sociale Orologio e Linda Eroli, presidente dell’associazione 5T e responsabile di produzione dell’Accademia Perduta Romagna Teatri.
Si proseguirà con delle visite libere negli spazi rinnovati del teatro, con la possibilità di accedere ai luoghi solitamente non aperti al pubblico – uffici, foresteria, retropalco e camerini – e arricchiti per l’occasione da installazioni sonore immersive nell’atmosfera di una serata di prove o dell’attesa di una prima. Un aperitivo offerto dal Centro Sociale Orologio e La pronta Cucina, traghetterà infine il pubblico verso l’evento conclusivo della giornata, alle ore 21, con lo spettacolo House we left, una produzione del Centro Teatrale MaMiMò con Cecilia Di Donato e i brani originali dei Greasy Kingdom, terzetto glam rock formato da Andrea Tocci, Debora Contini e Filippo Ciccioli. Questo monologo, scritto e diretto da Alessandro Sesti, condensa, in poco più di un’ora, le vite e le vicissitudini di alcune delle detenute transgender del carcere di Reggio (dove il MaMiMò conduce laboratori di teatro dal 2017) e ne sublima le storie, trasformandole in un racconto che può e deve riguardare tutti, nessuno escluso. Sono donne che avevano una casa e una vita e che, a causa di errori e scelte sbagliate, hanno perso entrambe. O meglio, le hanno sospese, in un tempo ingrato e immobile che le cristallizza e le allontana. Ma se questo tempo riesce a diventare un letargo vigile, in cui medicarsi le ferite e imparare a perdonarsi, se questo tempo riesce ad offrire momenti di nutrimento per lo spirito, oltre che per il corpo, allora esiste la possibilità di un ritorno, una possibilità di cui sono in debito con l’intera società.













