REGGIO EMILIA – Già nel 1515 venne adibito ad hostaria, col nome di Cappello Rosso, l’antico palazzo che fu sede dal Duecento del Capitano del Popolo, la figura posta al vertice del Comune medievale. E’ diventato dal 1740 albergo della Posta, come stazione di sosta dei viaggiatori che percorrevano la via Emilia con le carrozze. Fino a inizio Novecento l’albergo aveva un aspetto più dimesso rispetto a quello monumentale di oggi ed era collegato al palazzo del Monte di Pietà tramite l’antica volta delle Pescherie, come ci mostrano le immagini della fototeca Panizzi. L’albergo Posta era frequentato dalla borghesia cittadina. Lo testimoniano le immagini dei banchetti del Touring Club e dell’associazione del Bene Economico, forza di opposizione liberale all’ascesa del socialismo prampoliniano.
Le modifiche iniziarono nel 1910 con la trasformazione e l’ammodernamento del “Gran Salone” dei ricevimenti, decorato con dipinti di Giuseppe Tirelli che mostrano leggiadre figure femminili in paesaggi ispirati alle stagioni. Nel 1911 l’ingegnere Guido Tirelli ricevette l’incarico di sistemare la facciata verso piazza Vittorio Emanuele, oggi piazza Prampolini. Fu abbattuta l’antica volta, con l’apertura dell’odierna via Corridoni. Nel 1926 l’albergo cambiò di proprietà, col subentro di Eugenio Terrachini, imprenditore mecenate, che affidò a Tirelli il compito di sistemare le facciate su via Emilia San Pietro e su piazza del Monte. L’ingegnere propose un progetto molto ardito, con una torre alta oltre 50 metri. Iniziati i lavori, dallo scrostamento dell’intonaco delle pareti emersero elementi dell’originaria struttura medievale. La Regia Soprintendenza ai Monumenti impose allora l’abbandono del progetto e la realizzazione di facciate in stile neoromanico, per richiamare una tradizione medievale più coerente con la storia dell’edificio.
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