REGGIO EMILIA – La notizia della chiusura del Max Cafè di via Guidelli ha incendiato, ancora una volta, il dibattito sul commercio in centro storico. Il turnover di aperture e chiusure è evidente, soprattutto in alcune zone dell’esagono. Come è evidente che ci siano vie e piazze assai ambite, soprattutto da chi fa ristorazione e somministrazione. Per andare oltre le semplificazioni, abbiamo chiesto un commento al presidente di Confcommercio Davide Massarini e all’assessore al commercio e al centro storico del Comune di Reggio Mariafrancesca Sidoli.
Al momento abbiamo registrato solo l’intervento del primo. “Non conoscevo la situazione del bar di via Guidelli, ma l’occasione consente di fare un ragionamento più ampio – le parole di Massarini – Il centro storico soffre innanzitutto di una mancanza di accessi che deriva da vari fattori. C’è il tema annoso della mobilità. In questo momento congiunturale la nostra città non ha turismo. Aggiungiamo poi la crescita del commercio digitale, che ha comportato un cambiamento nelle abitudini di acquisto e di accesso al centro storico. Infine ci sono state politiche fatte con l’obiettivo di spostare fuori dal centro le abitudini di acquisto dei reggiani”.

Anche i centro commerciali soffrono.
“Vero. Con la crescita dell’on line tutti i luoghi dedicati agli acquisti sono andati in sofferenza. Non fanno eccezione le grandi metrature”.
Non trova una semplificazione lontana dalla realtà affermare, come fa qualcuno, che il centro di Reggio sia morto? Ci sono zone dove le vetrine sono assai ambite. Non solo piazza Fontanesi e dintorni. Negli ultimi anni hanno aperto attività in piazza Del Monte, in via Emilia, piazza Scapinelli, anche via Guasco sta vivendo una rinascita.
“Senza dubbio quello che risulta più in difficoltà è il commercio al dettaglio. Il mondo della ristorazione non è così in sofferenza e sicuramente c’è anche una rendita che deriva dalla posizione. Dove c’è molto passaggio, ci sono più benefici. Probabilmente, in questa situazione particolare, la posizione pesa ancora di più. Il rischio è opposto, di arrivare all’over restaurant se l’offerta è troppa. In questo momento il livello è molto alto ed è richiesta una grande professionalità. Parlo in generale, non per il bar di via Guidelli. Ci sono baristi-imprenditori che sono stati capaci di gestire le loro attività e diventare dei punti di attrazione“.
Hanno saputo stare al passo con i tempi.
“E’ questa la grande sfida del commercio oggi. Come commercianti dobbiamo offrire al cliente una esperienza, un rapporto umano, perché il prodotto si può trovare ovunque e a qualsiasi prezzo”.
Come spiega il turn-over di diverse gestioni in bar e ristoranti?
“A volte c’è qualcuno che pensa di essere un ristoratore o un barista. Ma saper fare un caffè oggi non basta più“.
Le attività chiudono anche per errori strategici, per incapacità di rinnovarsi e innovare. Troppo facile dare sempre la colpa a fattori esterni. E’ d’accordo?
“Sì. Un tema delicato è senza dubbio quello del passaggio generazionale. Può diventare un problema se chi subentra non è capace di adeguarsi al mercato. Una riflessione che di solito viene fatta solo nel mondo industriale, ma che riguarda anche le microimprese come i negozi di famiglia. Oggi il commercio è una scelta di vita: poco tempo libero, non c’è garanzia dello stipendio. Sono finiti i tempi in cui bastava aprire un negozio per vedere entrare i clienti. Oggi i negozi che funzionano offrono in primis una esperienza, e la possibilità di incontrare appassionati che trasmettono il loro amore per il mestiere e per i prodotti offerti. Certo il cambiamento non è indolore o senza costi. Per questo servirebbe una visione condivisa con l’Amministrazione comunale”.
Si spieghi meglio.
“Dobbiamo guardarci negli occhi e chiederci insieme ‘cosa vogliamo fare del centro storico di Reggio?’. E darci una risposta condivisa e chiara, tracciare una strada precisa con degli obiettivi”.
Come riuscirvi?
“Insieme alla presidente di Federalberghi Francesca Lombardini ho chiesto all’assessore Mariafrancesca Sidoli e al sindaco Luca Vecchi un incontro. Vorremmo capire, al di là dei piani strategici annunciati per il futuro della città, se si pensa ad azioni concrete. Penso a incentivi fiscali, ad esempio. A Bologna è stata dimezzata la Tari per i negozi del centro. Sto aspettando una risposta, ma è passata solo una settimana e attendo fiducioso”.
Quali altri tempi metterete sul tavolo?
“C’è nell’aria la possibilità che venga istituita la tassa di soggiorno. In campagna elettorale i candidati esclusero questa possibilità, che invece ora sempre concreta. Nel caso, occorrerebbe chiarire dove il Comune andrebbe a investire le somme raccolte e perché tassare il soggiorno in un territorio che non ha turismo ma solo presenze business. Se decidiamo che Reggio debba essere la città della mobilità sostenibile, prendiamo questa strada e trasformiamola in una peculiarità che sia un modo per parlare del nostro territorio in tutta Europa, anche per attrarre visitatori. Anche il commercio avrà a quel punto benefici. Certo il progetto richiede investimenti importanti. Insomma, serve una regia chiara, un confronto, una alleanza“.
Non parla solo alla politica, par di capire.
“I commercianti devono sempre di più capire che il vicino non è un concorrente, ma un collega con il quale lavorare e creare azioni di comarketing. Gli amministratori devono capire che occorre mettere seduti allo stesso tavolo commercianti, proprietari immobiliari e tutti gli attori che vivono in città. Non è più tempo di andare in campagna elettorale e fare promesse, e poi di non mantenerle. Penso alla tassa di soggiorno. Per quanto ci riguarda, intanto investiamo in formazione. Per farci trovare pronti e come categoria poter parlare tutti la stessa lingua”.
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