REGGIO EMILIA – Lo Sportello Antirazzista di Reggio chiuderà i battenti il 21 marzo. Con esso si chiuderà anche un capitolo che in città ha suscitato fin dal principio attese ma anche polemiche.
L’annuncio della conclusione dell’esperienza arriva dopo dieci mesi di attività in cui il servizio, collocato nella sede del Centro interculturale Mondinsieme, ha raccolto 86 contatti e registrato 29 episodi, presentati da 15 donne e 14 uomini, di presunta discriminazione riguardanti soprattutto episodi legati alla provenienza in ambiti come casa, lavoro, scuola e servizi pubblici. Ventisette casi sono stati ritenuti pertinenti dagli operatori della cooperativa Dimora d’Abramo, incaricata della gestione. In sei casi sono già stati chiusi i fascicoli, mentre in altri sono stati attivati percorsi di sostegno o redatti pareri legali.
La storia dello sportello però non può essere raccontata senza ricordare il clima che ne aveva accompagnato l’apertura. Promosso dall’assessora Marwa Mahmoud, il servizio era stato fortemente sostenuto dall’Amministrazione comunale come uno spazio sicuro di ascolto e tutela. Ma sin dall’inizio aveva trovato la resistenza dell’opposizione.
Secondo la consigliera di Fratelli d’Italia, Letizia Davoli, che ha presentato una mozione portata ieri in consiglio comunale, le 29 le segnalazioni tra marzo 2025 e gennaio 2026, su una popolazione di oltre 170 mila residenti appaiono troppo esigue per giustificare un servizio dedicato, una cifra che dimostrerebbe l’assenza di un problema diffuso sul territorio. L’amministrazione comunale, dal canto suo, ha sempre difeso il progetto ricordando che non si trattava di una struttura emergenziale, ma di uno strumento culturale con l’obiettivo non di generare grandi numeri, ma di intercettare casi spesso sommersi, offrendo supporto alle vittime.
La chiusura dello sportello nasce dalla naturale conclusione del percorso europeo che lo aveva finanziato e reso possibile.
Per alcuni, lo sportello è stato un segnale importante, un presidio culturale capace di far emergere difficoltà che spesso restano invisibili; per altri, un progetto sovradimensionato rispetto alle reali esigenze del territorio.










