REGGIO EMILIA – E’ finita così, con i giocatori sotto la curva a ricevere i meritati fischi e i tifosi che dopo aver sostenuto fino all’ultimo la squadra hanno sfogato la loro amarezza per la retrocessione in Lega Pro esponendo uno striscione critico e facendo sospendere per un minuto la partita per lancio di fumogeni. Contestazione poi proseguita fuori dallo Stadio.

Un’atmosfera pesante che è la fotografia di una stagione maledetta, ma anche delle tante incognite che gravano sul futuro dei granata. Sarà una primavera caldissima. Tra un mese esatto, la squadra deve essere iscritta in Lega Pro, e nonostante le rassicurazioni di patron Amadei, la preoccupazione dei tifosi è tanta.

“Sono pronto a restare”, ha assicurato nonostante l’amarezza a fine gara mister Pierpaolo Bisoli. “Lo merita la tifoseria e lo merita una società di persone serie”, ha continuato il tecnico romagnolo. Nonostante questo attestato di stima per i colori granata, resta solo lo sconforto di una stagione iniziata bene e finita malissimo.

Fino alla vittoria per 1-0 nel derby con il Modena di fine ottobre, la Reggiana del reggiano Davide Dionigi sembrava destinata a un grande campionato, poi il buio. Tra novembre e dicembre, la squadra di inceppa, il mercato di gennaio peggiora le cose e inizia il calvario che porta all’esonero di Dionigi, all’arrivo di Rubinacci e alla serie nera di marzo, culminato con il tracollo casalingo con il Sudtirol.

Arriva Bisoli, ma anche il nuovo tecnico incappa in una giornata nera, la sconfitta interna con il Pescara, segna una giornata di Pasquetta dove non c’è nessuna resurrezione. Arriva la contestazione più pesante. In quell’occasione, circa 300 tifosi hanno avuto un faccia a faccia teso con la squadra, costringendo la polizia a scortare i giocatori fuori dallo stadio. La conclusione è scritta e ad acuire la delusione, il colpo di grazia che arriva proprio nel derby di ritorno contro il Modena.

La curva granata semivuota a causa del divieto di trasferta imposto ai tifosi della Reggiana dopo gli episodi legati al derby d’andata.
Con la Sampdoria serviva un miracolo, ma non c’è stato. I ragazzi di Bisoli hanno avuto il merito di crederci fino in fondo e di riuscire anche a vincere, ma il successo del Bari a Catanzaro e il pareggio tra Pescara e Spezia hanno spento il sogno e spalancato le porte dell’inferno.

La contestazione di stasera non è solo per i risultati, ma per una gestione sportiva percepita come inadeguata. Mentre Venezia e Frosinone festeggiano la Serie A, Reggio Emilia deve metabolizzare il ritorno nel “purgatorio” della C. I tifosi se la prendono soprattutto con il presidente Salerno e il ds Fracchiolla, mentre resta irrisolto il paradosso Portanova.

In una stagione povera di soddisfazioni, Manolo Portanova è stato, paradossalmente, uno dei pochi a garantire un rendimento sportivo costante. Con 7 gol in 36 presenze, il centrocampista è risultato spesso il giocatore tecnicamente più dotato della rosa, capace di accendere la luce anche nelle serate più buie, come dimostrato anche dall’assist per Novakovich.
E’ il principale patrimonio sportivo del club, ma la sua presenza ha trasformato ogni partita in un caso diplomatico, spaccando la città e la tifoseria dopo la condanna in Appello dello scorso 17 aprile con la conferma della condanna a 6 anni per violenza sessuale di gruppo. La scelta della società di schierarlo titolare appena 48 ore dopo contro il Padova ha scatenato un’ondata di sdegno nazionale, con critiche durissime da parte dei centri antiviolenza, di esponenti del Comune di Reggio Emilia e di figure civiche. Proteste proseguite anche stamattina con un duro striscione esposto durante il mercato cittadino.
La dirigenza granata ha scelto la linea del silenzio e del garantismo fino al terzo grado di giudizio, blindando il giocatore nonostante le proteste che hanno accompagnato quasi ogni sua apparizione. Anche la curva ha continuato a sostenerlo al grido di “innocente fino alla Cassazione”, ma gran parte della comunità civile ha vissuto la sua titolarità come una ferita aperta ai valori della città.

Lo striscione esposto da Non una di meno in piazza Prampolini a Reggio nei confronti di Manolo Portanova, ora in attesa del terzo grado di giudizio in Cassazione











