REGGIO EMILIA – La quinta Commissione del Consiglio Superiore della Magistratura, nella seduta del 27 maggio scorso, ha escluso Beatrice Ronchi dalla corsa per la carica di procuratore aggiunto di Bologna, dando vita a uno scontro acceso tra le toghe.
Quello di Ronchi non è un nome che passa inosservato, soprattutto a Reggio, dato che ha rappresentato per la Direzione Distrettuale Antimafia l’accusa nel processo Aemilia. L’indicazione della Commissione è ricaduta, invece, su Stefano D’Ambruoso, ex parlamentare tra il 2013 e il 2018 con Scelta Civica, il movimento di Mario Monti. D’Ambruoso risulterebbe premiato dal punteggio.
A favore di Beatrice Ronchi stata avviata una raccolta firme: ne risultano 112 quelle raccolte al 31 maggio. Tra queste spicca il nome dell’ex presidente del tribunale di Bologna, Francesco Maria Caruso, che ha presieduto il collegio giudicante del processo Aemilia. Secondo i firmatari, la professionalità di Beatrice Ronchi è da valorizzare per i suoi “risultati di importanza storica – si legge nel documento – nel contrasto alla criminalità organizzata”. In una dichiarazione rilasciata a Repubblica, lo stesso Caruso definisce la linea del Csm “un errore gravissimo”, o peggio “un atto che cancella 15 anni di lotta alle mafie in Emilia-Romagna”, un “indiretto favore alla criminalità organizzata”.
Nella lista dei firmatari a sostegno di Beatrice Ronchi figurano la presidente del tribunale di Reggio, Cristina Beretti, il gip Andrea Rat e, sempre dal palazzo di giustizia della nostra città, arrivano le firme di Camilla Sommariva, Matteo Gambarati, Luigi Tirione, Stefano Finocchiaro. Merita una citazione anche l’adesione di Giuseppe Amato, ex procuratore generale di Bologna, oggi alla procura di Roma.
Reggio Emilia raccolta firme Beatrice Ronchi








