REGGIO EMILIA – Dieci anni fa, tra marzo e aprile, finiva il rito abbreviato e iniziava il rito ordinario del processo Aemilia. Oggi in città, per quella ricorrenza, è arrivato il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo.
“Non era mai un calabrese ad avvicinare un emiliano, era sempre un emiliano ad avvicinare un calabrese”. È una delle frasi più simboliche ripetute durante il processo Aemilia dai sostituti procuratori Marco Mescolini e Beatrice Ronchi, che condussero l’inchiesta simbolo. A dieci anni di distanza, per il procuratore nazionale antimafia il concetto rimane lo stesso: “Gli economisti dicono giustamente che la mafia al Nord non avrebbe avuto spazio se non ci fosse stata domanda di mafia. I legami esterni sono più difficili da individuare e perseguire, ma sono quelli più preziosi per le organizzazioni. I quadri interni cambiano, il capitale sociale legato alle relazioni esterne è difficile da ricostruire”.
Melillo, assieme al procuratore capo di Bologna Paolo Guido, al magistrato presidente della Corte di Aemilia Francesco Maria Caruso, al sindaco di Reggio Marco Massari e all’ex sindaco Luca Vecchi, hanno preso parte a un convegno su questi temi organizzato dal Comune di Reggio col supporto della Consulta per la legalità. Tra gli altri ospiti il presidente della Regione, quello della Provincia e prima uscita pubblica per il neo prefetto Salvatore Angieri. “La Dda di Bologna è un ufficio a cui devo tanto, ma siamo lontani dal misurare la temperatura allo stato del contrasto alla criminalità; affidare la questione solo alla Dda di Bologna mi pare troppo comodo”, ha aggiunto Melillo.
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