REGGIO EMILIA – “Una cartuccia per merli contiene 42 grammi per cartuccia, in una stagione un cacciatore distribuisce sul terreno circa 6,4 kg di piombo nei campi e nei nostri spazi naturali”. Così Enrico Bassi, vicepresidente Centro Studi Ornitologici.
Una problematica ignota al grande pubblico, ma dai numeri davvero importanti. Se ne è parlato alla Biblioteca delle Arti di Reggio Emilia nel corso del convegno tecnico-scientifico “Ancora Piombo?”, parte del percorso della mostra “Il Veleno dopo lo Sparo”, promossa da Lipu, Ente Parchi Emilia Centrale e Museo Caffi di Bergamo, aperta fino al 6 novembre tra reperti, collezioni e installazioni multimediali. Non un atto di accusa contro la caccia, ma la volontà di promuovere una transizione informata verso materiali non tossici e tutelare la biodiversità e la salute di tutti, come avvenuto in molti altri stati europei.
“In Danimarca il piombo è vietato dal 1996, tre-quattro anni dopo in tutta l’Olanda. Ci sono aziende italiane che da decenni vendono in altri Paesi munizioni senza piombo”, continua Bassi.
D’altronde che il piombo facesse male lo sapevano già i romani 2000 anni fa e il saturnismo nel distretto ceramico fino alla fine degli anni ’70 ha rappresentato una delle principali malattie professionali. Da allora il suo utilizzo è stato bandito in molti ambiti dalla ceramica all’idraulica, ma ancora non nella produzione delle munizioni per la caccia con il rischio di serie conseguenze. I pallini dispersi nei terreni e nei bacini idrici vengono ingeriti dalla fauna selvatica, mentre rapaci e necrofagi si intossicano nutrendosi di resti contaminati. Negli esseri umani, bambini e donne in gravidanza sono i soggetti più vulnerabili: l’esposizione può compromettere lo sviluppo neurologico e le capacità cognitive del feto e dei più piccoli, mentre negli adulti aumenta il rischio di patologie cardiovascolari e provoca danni renali.
“C’è qualche caso pubblicato di saturnismo, ma è il rischio per la salute è anche una problematica che ha iniziato a prendere piede solo di recente”, chiosa Andrea Gianpreti, medico tossicologo centro antiveleni di Bergamo.







