REGGIO EMILIA – L’Italia affronta una stretta demografica senza precedenti, sfiorando ormai un rapporto 1 a 1 tra occupati e pensionati. Nel 2025 si contano 24,1 milioni di lavoratori attivi a fronte di quasi 23,2 milioni di assegni pensionistici erogati. Nonostante il saldo nazionale rimanga in attivo di +935.337 unità, quasi metà delle province è in deficit strutturale.
In questo contesto, la provincia di Reggio Emilia emerge con dati confortanti. Gli occupati in provincia sono 243.668, contro 205.353 pensioni, generando un saldo positivo di +38.315. Questo risultato, secondo lo studio della Cgia di Mestre, colloca il territorio reggiano al 19° posto della classifica nazionale per tenuta previdenziale. Il valore contribuisce in modo determinante al bilancio dell’Emilia-Romagna (+261.706), quarta regione d’Italia.
Reggio Emilia supera nettamente la media di molte altre province settentrionali che registrano un saldo negativo. Tuttavia, le prospettive dei prossimi anni impongono cautela anche per i territori economicamente più dinamici. Tra il 2025 e il 2029 si stima infatti che oltre 3 milioni di italiani usciranno dal mondo del lavoro per la quiescenza. Di questi, circa il 74% risiede nelle regioni del Centro-Nord, provocando un forte svuotamento delle aziende. Per le imprese reggiane la sfida principale sarà il rimpiazzo dei pensionati e la reperibilità di giovani competenze. Ampliare la partecipazione lavorativa di donne e giovani sarà indispensabile per conservare questo primato positivo. Reggio Emilia si conferma un pilastro per l’economia, ma chiamata a blindare il proprio ricambio generazionale.








