REGGIO EMILIA – “Oggi la Collezione Maramotti presenta la parte contemporanea della collezione di Achille Maramotti. Al primo e secondo piano di questo edificio si trovano più di 200 opere in mostra, dalla fine degli anni Quaranta fino al 2019″. Così Sara Piccinini, direttrice della Collezione.
La vecchia sede dell’azienda Max Mara, a Pieve Modolena, voluta dall’industriale Achille Maramotti nel 1957 per produrre i suoi capi d’abbigliamento in continua espansione, è diventata dal 2007 una prestigiosa galleria espositiva.
Lo stabilimento Max Mara di Pieve, completato nel 1960, fu uno degli esempi migliori dell’architettura reggiana del Novecento. Fu commissionato da Achille Maramotti a due giovani architetti, Antonio Pastorini ed Eugenio Salvarani, usciti un anno prima dalla Cooperativa Architetti e Ingegneri per avviare nuove esperienze professionali. “In questo binomio fra due figure perfettamente complementari, cominciano a realizzare opere di rilievo – spiega l’architetto Andrea Zamboni – La fabbrica Max Mara è una di queste, una delle prime, ed è sicuramente la più rappresentativa del loro modo di fare architettura”.
Travi in cemento armato a vista, due edifici esterni in mattoni per i servizi, massimo sfruttamento della luce naturale: la qualità architettonica applicata all’opificio industriale fu il tratto caratteristico del progetto. Trasferita la sede di Max Mara nell’odierno complesso di Mancasale, l’edificio industriale di Pieve Modolena cambiò volto diventando pinacoteca. L’incarico fu affidato all’architetto inglese Andrew Hapgood, che creò ampie entrate, aprì lucernari al secondo piano, valorizzò la conservazione della memoria, fino a mantenere sul pavimento le macchie e i segni lasciati dai macchinari tessili. Oggi la Collezione Maramotti è visitabile gratuitamente su prenotazione.
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