REGGIO EMILIA – L’intervento della curia reggiana nel dibattito pubblico inerente il progetto di riqualificazione urbana di Villa Ospizio avviene in occasione di un periodo di preghiera, denominato, Tempo del Creato, che si celebra ogni anno dal primo al quattro settembre. Nella nota diramata, la diocesi fa riferimento all’Enciclica Laudato si’, scritta da Papa Francesco e incentrata sui temi dell’ambiente
Ne vengono citati più passi, alcuni di questi parlano della necessità di avere politiche partecipate, trasparenti e fondate sul dialogo tra tutte le parti interessate.
Viene chiamato in causa anche Papa Leone, secondo il quale “Se i cittadini non vigilano sul potere politico, non è possibile contrastare i danni ambientali”. Anche la dottrina sociale della Chiesa viene richiamata, in particolare in merito al concetto di proprietà privata, che va vista non come un diritto assoluto ma come qualcosa che deve servire al bene comune.
Nel suo intervento, la Diocesi afferma di essere intenta a pregare per la situazione ma che non intende avallare alcuna delle diverse posizioni. L’obiettivo è piuttosto quello di invitare a trovare un metodo rivolto al bene comune, fondato sul dialogo costruttivo e sulla partecipazione.
Quella della curia non può essere però considerata una voce astratta. In tema di sviluppo urbano, il vescovato è portatore di interessi. Su diversi terrenti di sua proprietà ha chiesto e ottenuto l’edificabilità. E’ l’esempio dell’area di via Francia, a sud del Conad Le Querce. Cinque anni fa vi fu l’invito da parte di un gruppo di sacerdoti che chiesero al vescovo di fare scelte in linea con “la custodia del Creato”.
Ecco il testo integrale
In occasione dell’apertura del Tempo del Creato, la Chiesa di Reggio Emilia‑Guastalla interviene nel dibattito sul Bosco di Ospizio richiamando i principi dell’insegnamento sociale della Chiesa e dell’Enciclica Laudato si’ di Papa Francesco.
In quel testo tra le tante indicazioni leggiamo: “Se teniamo conto della complessità della crisi ecologica e delle sue molteplici cause, dovremmo riconoscere che le soluzioni non possono venire da un unico modo di interpretare e trasformare la realtà”.
Ci pare importante riconoscere che anche nel nostro caso i temi sono molti e hanno diversa caratura; non è possibile appunto un pensiero “unico” ma la Chiesa propone il proprio contributo di orientamento perché nel dinamismo della storia locale e mondiale si possa costruire un tassello positivo per quanti vivono in questo quartiere, occasione emblematica per tutta la nostra città.
Ricordare la visione proposta dall’insegnamento sociale della Chiesa sul territorio significa anche richiamare la funzione sociale della proprietà privata: “La tradizione cristiana non ha mai riconosciuto come assoluto o intoccabile il diritto alla proprietà privata, e ha messo in risalto la funzione sociale di qualunque forma di proprietà privata.
San Giovanni Paolo II ha ricordato con molta enfasi questa dottrina, dicendo che «Dio ha dato la terra a tutto il genere umano, perché essa sostenti tutti i suoi membri, senza escludere né privilegiare nessuno»”.
Da diverse parti si riconosce che i cattolici, specie coloro che sono impegnati nelle amministrazioni locali, sono chiamati a coniugare la propria identità di fede con le competenze tecniche necessarie a governare la laboriosa macchina che deve funzionare nel pubblico interesse, sostenendo occasioni di dialogo e confronto, così da superare le polarizzazioni senza sbocchi.
Sempre Papa Francesco richiama in più punti la necessità diprogetti partecipati: “La previsione dell’impatto ambientale delle iniziative imprenditoriali e dei progetti richiede processi politici trasparenti e sottoposti al dialogo” così come ribadisce: “Bisogna abbandonare l’idea di ‘interventi’ sull’ambiente, per dar luogo a politiche pensate e dibattute da tutte le parti interessate. La partecipazione richiede che tutti siano adeguatamente informati sui diversi aspetti e sui vari rischi e possibilità, e non si riduce alla decisione iniziale su un progetto, ma implica anche azioni di controllo o monitoraggio costante”.
Sulla scia del predecessore, Papa Leone XIV ribadisce: “La società, attraverso organismi non governativi e associazioni intermedie, deve fare pressione sui governi perché sviluppino normative, procedure e controlli più rigorosi. Se i cittadini non vigilano sul potere politico – nazionale, regionale e municipale -, non è possibile contrastare i danni ambientali. Inoltre, le legislazioni municipali possono essere più efficaci se ci sono accordi tra popolazioni vicine per sostenere le medesime politiche” (1 ottobre 2025).
Questo intervento della Chiesa diocesana che soffre e prega per questa situazione non intende quindi avallare una delle diverse posizioni, ma riaffermare un metodo che abbia come obiettivo finale la ricerca del bene comune attraverso gli strumenti della trasparenza delle decisioni e del dialogo costruttivo attraverso la partecipazione.
Peraltro “tutta la creazione” – come scrive San Paolo – “geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto” : un richiamo per non degradare a banalità locale la nostra comune responsabilità nel custodire il creato e non dominarlo in modo distruttivo.
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