REGGIO EMILIA – Nel 1952 un cantiere aperto nel cuore della città fece discutere molto i reggiani. Si avviò la demolizione dei Portici della Trinità per costruire l’isolato San Rocco.
La ditta Lemic di Parma aveva acquistato l’area e affidato il progetto all’architetto Luigi Vietti di Milano, professionista di fama nazionale, che ottenne il via libera dal Comune, sindaco Cesare Campioli. Il colonnato dei Portici della Trinità, con tracce di origini medievali, era nato nel 1818, su progetto dell’architetto Domenico Marchelli. Per arrivare al teatro della cittadella, che sorgeva dove si trova oggi il teatro Ariosto, bisognava attraversare una polverosa o infangata piazza d’Armi, antenata di piazza della Vittoria.
Alle 58 principali famiglie nobili o benestanti della città, prime utilizzatrici del teatro, fu chiesto un contributo in denaro per il finanziamento dell’opera. Fronteggiava i portici la chiesa di San Giacomo Maggiore, abbattuta nel 1923 per far posto alla sede della Banca d’Italia. Le fotografie della fototeca Panizzi ci restituiscono le immagini di un imponente porticato ad angolo, che oggi verrebbe sicuramente restaurato invece che demolito. Ma agli occhi degli amministratori dell’epoca, proiettati ad ammodernare la città uscita dalle distruzioni della guerra, i muri intrisi di umidità e fatiscenti spingevano all’abbattimento, nonostante le voci contrarie.
L’isolato San Rocco fu attuato in tre stralci: assieme a cinema, uffici e alloggi, fu realizzata la sala contrattazioni della Camera di Commercio, affidata alla cooperativa architetti e ingegneri per la progettazione. Dopo più di 70 anni, è ormai familiare ai reggiani il porticato caratteristico dell’isolato, che interagisce visivamente con quello del vicino teatro Municipale.
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