REGGIO EMILIA – La partita di Ospizio si gioca in buona parte sul piano comunicativo. Gli eccessi non mancano, soprattutto da parte di chi a Ospizio non ci ha mai messo piede. Più concreto e meno esposto alle passioni del momento e alle manipolazioni tipiche dei social è il terreno legale della sfida tra Conad Centro Nord e gli attivisti contrari al progetto. I piani del contenzioso sono due: quello amministrativo e quello penale.
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Sul versante amministrativo, in estate Legambiente e alcuni attivisti hanno chiesto al Tar di Parma di revocare a Conad i titoli edilizi e di ordinare la sospensione immediata dei lavori in via cautelare. Il 22 luglio scorso il Tar ha respinto la richiesta di sospensiva sostenendo che quello dell’ex casa di riposo non è un bosco e rimandando a una decisione nel merito. L’udienza non è ancora stata fissata. Il 30 settembre, però, Legambiente si è rivolta al Consiglio di Stato con un’istanza cautelare per chiedere l’immediata sospensione dei lavori in via di estrema urgenza. Ma nelle ore scorse i giudici hanno rigettato la richiesta, non ravvisando “idonee ragioni per anticipare la tutela cautelare” rispetto all’udienza già fissata per l’8 ottobre.
Sul fronte penale, invece, la Procura ha aperto un fascicolo dopo la presentazione, nel luglio dell’anno scorso, di un esposto firmato dal biologo Ugo Pellini, che chiedeva di sospendere l’avvio dei lavori e di indagare i vertici di Conad per i reati di disastro ambientale e danneggiamento. La Procura ha chiesto una consulenza tecnica alla dottoressa forestale Benedetta Bortoluzzi. Il perito ha descritto l’area di Ospizio come “un sito antropizzato degradato, all’interno del quale non sono state rilevate entità botaniche di pregio”. Recentemente il sostituto procuratore Isabella Chiesi ha chiesto al gip l’archiviazione perché i fatti non sussistono.
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