REGGIO EMILIA – Andrea Pellati, il 43enne arrestato e accusato dell’omicidio del pizzaiolo Raffaele Stipa, era seguito dal Centro di Salute Mentale dell’Ausl di Reggio dall’ottobre del 2011 per “schizofrenia paranoide”. In 15 anni si sono susseguiti ricoveri su ricoveri in strutture diverse della provincia ma non solo, vari Tso e tentativi di autocura con sostanze stupefancenti. Ma anche una terapia. Dopo un periodo di sostanziale stabilità, in cui Pellati aveva lavorato anche con regolarità, la decisone nell’aprile di quest’anno di interrompere il percorso con il CSM e di proseguire solo con uno psichiatra in libera professione.
A ricostruire l’evoluzione della patologia dell’indagato è il dirigente dell’Ausl Lorenzo Berardi nella sua relazione, riportata in parte dal giudice nell’ordinanza di convalida dell’arresto. Il Gip Francesco Panchieri ha convalidato il fermo, disponendo la custodia cautelare in carcere per Pellati, che si trova in via Settembrini. Riconosciuta l’aggravante dei futili motivi, ma non la premeditazione: “Non è dato sapersi – si legge nel documento – quando è precisamente insorta la determinazione criminosa di Pellati e l’unica ipotesi sostenibile è quella che sia scaturita dal rifiuto, all’ora di pranzo, di Antonella (la sorella della vittima) di fare una pizza all’amica di Pellati, Tina”, che aveva un debito nei confronti della pizzeria. Il lasso temporale dunque – dice il giudice – è troppo breve per potersi configurare la premeditazione. I famigliari di Raffaele Stpia, i due figli e la sorella, tutelati dall’avvocato Pierfrancesco Rossi, hanno espresso disappunto: “Chiedono giustizia, hanno visto morire il loro padre”.
Nell’ordinanza viene ricostruita anche la dinamica dell’omicidio: nel locale erano presenti 7 persone e altre 4 sedute all’esterno. Almeno quattro le coltellate con cui Pellati avrebbe colpito il pizzaiolo, due alla schiena e due al collo. Ma sarà l’autopsia, che verrà effettuata lunedì, a chiarire quali e quanti siano stati i colpi mortali. Il 43enne, come si vede dalle immagini della videosorveglianza del locale, indossava una maglietta bianca, pantaloncini corti e una cuffia in testa al momento dell’aggressione. Gli indumenti sono stati trovati in casa dei genitori, lavati, ma ancora con tracce ematiche, così come un coltello che potrebbe essere quello usato per l’omicidio. Le parti potrebbero richiedere una perizia psichiatrica. Intanto il Prefetto ha convocato per mercoledì 8 luglio un comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza con l’obiettivo di individuare possibili misure preventive per situazione analoghe di grave disagio psichico e rafforzare la rete di coordinamento: sono stati invitati anche i vertici dell’Ausl, il direttore del centro di salute mentale e i servizi sociali.
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