REGGIO EMILIA – Un via vai continuo. Silenzioso, discreto, ma senza sosta. Fiori, messaggi, biglietti. Non cessa il cordoglio tra i residenti del quartierie Rosta Nuova per la morte di Raffaele Stipa, 67 anni.
Un piccolo mondo, quello delle strade attorno a via Gran Sasso d’Italia. Fatto di persone che vivono lì da una vita, di lavoratori, di gente che si conosce anche senza conoscersi, perchè frequenta quei bar, quei locali, quei negozi di vicinato e quei supermercati in cui tutti vanno.
La pizzeria Yoghi di Raffaele era uno di questi posti, e la speranza è che lo torni a essere dopo che il dolore si sarà un po’ attenuato e quando la sorella, che lavorava con la vittima, si sarà ripresa psicologicamente e fisicamente. E’ stata ferita dal presunto assassino del fratello, Andrea Pellati, nel tentativo di bloccarlo.
Adesso, come i figli di Raffaele, vuole sapere perché tutto questo è accaduto. Lunedì inizierà l’autopsia sul corpo di Stipa. Da un primo esame esterno, sarebbe stato raggiunto da almeno 4 coltellate, alla schiena e al collo, ma è evidente che sarà proprio l’esame autoptico a dare le tante risposte che mancano sul grado di violenza, efferatezza e precisione dei colpi che hanno ucciso il pizzaiolo, originario di Capo d’Orlando e arrivato a Reggio una ventina di anni fa.
Nella pizzeria è tutto rimasto fermo alla sera di lunedì 29 giugno. Il locale ovviamente è sotto sequestro, e alla luce di una domenica mattina assolata fa una certa impressione. A parte per le persone che erano presenti, 11 in tutto tra fuori e dentro il locale, quello che si vede è praticamente la scena del crimine. Pellati, rintracciato quasi subito dalla polizia a casa dei genitori, che abitano poco distante dal luogo del delitto, per la procura è entrato nel locale “per uccidere Stipa”. Erano le 22 circa.
Qualche ora prima, secondo la ricostruzione fatta finora, gli sarebbe stata rifiutata l’ennesima pizza gratis. Secondo gli inquirenti, non ci sono dubbi: ha scavalcato il bancone con un coltello in mano, voleva assassinare Stipa, che conosceva da tanti anni. Pellati, 43 anni, è in carcere. Era seguito dal Centro di Salute Mentale dell’Ausl di Reggio dall’ottobre del 2011 per ‘schizofrenia paranoide’.
In 15 anni si sono susseguiti ricoveri su ricoveri in strutture diverse della provincia ma non solo, vari Tso e tentativi di autocura con sostanze stupefancenti. Lo scorso aprile, ha fatto sapere l’Ausl, aveva deciso di interrompere il percorso con il Csm per proseguire con uno psichiatra di libera professione.
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