PARMA – La Procura di Parma ha chiesto la condanna di Chiara Petrolini a 26 anni di reclusione, ritenendo la 22enne responsabile di tutti i reati contestati: i due omicidi premeditati dei due figli neonati ed altrettante soppressioni di cadavere. Così ha concluso il procuratore Alfonso D’Avino, che ha condotto l’accusa insieme alla pm Francesca Arienti. Per la Procura Petrolini è meritevole delle attenuanti generiche, per la giovane età e l’immaturità descritta nella perizia psichiatrica, ma equivalenti alle aggravanti.
Da parte di Chiara Petrolini “c’è stata una scelta consapevole e deliberata di nascondere la gravidanza, di mantenere uno stile di vita incompatibile con una sana crescita intrauterina del feto, con fumo di sigarette, assunzione di bevande alcoliche e a travaglio avviato, con rottura delle acque, di bevande superalcoliche e marijuana”. Lo ha detto la pm Francesca Arienti, nella sua requisitoria, parlando della morte del neonato partorito e sepolto ad agosto 2024. Evento “previsto e voluto” dalla giovane imputata. “C’è stata poi la volontà di non sottoporsi ad accertamenti medici e di farlo anche in presenza dell’avvio del travaglio. Di aver omesso ogni doveroso accertamento gineocologico e ostetrico, di essersi privata di qualsiasi assistenza, nel tentativo di accelerare l’avvio del travaglio per una vacanza negli Usa”, ha aggiunto.
“Non abbiamo la telecamere che ci mostrano che si schiacciava la pancia”, “ma abbiamo l’elemento certo che Chiara lo ha cercato nel suo telefono: come partorire prima, schiacciarsi la pancia” e altre ricerche simili. “Le ricerche ci sono, esistono, non si possono ritenere fatte a caso”, ha ribadito. Sempre rispetto alle ricerche sul cellulare, “non ne abbiamo mai trovata una in positivo, per il benessere di questo bambino. Sempre ricerche di morte”.
“Sono stata anche descritta come un’assassina, come una madre che uccide i suoi figli, ma non sono questo. Io non ho mai voluto fare del male ai miei bambini”. Così la 22enne di Traversetolo, Chiara Petrolini, nelle dichiarazioni spontanee davanti alla Corte di assise. Con voce monocorde e una sola breve interruzione, l’imputata ha parlato per circa sette minuti, leggendo un foglio. “Quei bambini erano parte di me, non gli avrei mai fatto del male, è una sofferenza che distrugge dentro”.
Ecco le parole del legale della ragazza, il penalista reggiano Nicola Tria, all’uscita dall’aula: “Se temessi l’ergastolo? Non temevo nulla, l’ergastolo era una richiesta possibile, le attenuanti generiche impediscono l’ergastolo, vedremo se saranno riconosciute”.
Il procuratore capo Alfonso D’Avino che ha condotto l’accusa insieme alla pm Francesca Arienti, ha sottolineato nell’atteggiamento di Chiara Petrolini “la consapevolezza di come sarebbe andata a finire, nel secondo episodio, copia conforme del primo’, ‘l’aver avuto la forza di nascondere la gravidanza a tutti, la spregiudicatezza dimostrata nell’interfacciarsi con l’autorità giudiziaria e con gli amici”.
Il 27 marzo é prevista l’arringa della difesa, mentre la sentenza dovrebbe arrivare il 24 aprile.












