REGGIO EMILIA – Nessun pentimento, anzi un ‘ndranghetista che non vuole mollare la presa. E’ questo il senso della sentenza di condanna, emessa in tribunale a Bologna con rito abbreviato, a 10 anni e mezzo di reclusione per il 64enne Antonio Gualtieri, che aveva già scontato 12 anni di carcere in Aemilia come figura di vertice della cosca emiliana di ‘ndrangheta. Precedente pesante condanna che per il giudice Letizio Magliaro non l’ha frenato da ulteriori condotte illecite tutte con l’aggravante mafiosa, una volta espiata la pena. Era infatti in libertà vigilata da 20 giorni quando venne arrestato il 27 novembre 2024. Solo un’accusa è cambiata, come rimarca l’avvocato difensore Stefano Vezzadini all’uscita dall’udienza preliminare, specificando a Tg Reggio che “il giudice ha derubricato la prima vicenda da tentata estorsione aggravata ad esercizio arbitrario delle proprie ragioni, come sempre sostenuto dalla difesa e già riconosciuto, su specifico ricorso, dalla Cassazione”.
Il legale che difende Gualtieri con il collega Nino Ruffini, allude alla riscossione di un credito di 190mila euro vantato dal fratello verso un agente immobiliare, rivolgendo minacce di morte a lui e ai parenti. Le altre imputazioni confermate per l’imprenditore edile d’origine cutrese sono turbativa d’asta (relativa alla sua lussuosa villa con piscina a Rivalta, a cui messo sotto pressione rinunciò l’acquirente reggiano aggiudicatario), ma anche intestazione fittizia di beni e riciclaggio per un terreno di via Pascal a cui due coniugi intimiditi rinunciarono per rivenderlo ad una società di cui Gualtieri era il proprietario occulto. Valutando le richieste di pena fatte nell’udienza di febbraio dalla pm antimafia Beatrice Ronchi e dal sostituto procuratore Stefano Finocchiaro, si può dire che l’impianto accusatorio ha in gran parte retto.
Condannato a 6 anni e 8 mesi di cella il fratello Rosario Gualtieri, pure lui nei guai con l’aggravante mafiosa per esercizio arbitrario delle proprie ragioni, turbativa d’asta e riciclaggio. Decisa al termine la replica dell’avvocato difensore Giuseppe Migale Ranieri. Caduta l’aggravante mafiosa per Alfonso Durante, cognato di Rosario, condannato a 2 anni di carcere (pena sospesa) per turbativa d’asta. Hanno invece patteggiato con pena sospesa per intestazione fittizia di beni con l’aggravante mafiosa sia un consulente fiscale reggiano 67enne (difeso dal legale Francesco Tazzari) sia una moldava 38enne (assistita dall’avvocato Andrea Davoli): per il primo un anno e mezzo, per la seconda un anno e tre mesi di reclusione. Disposta una provvisionale di 13mila euro per il reggiano 51enne costituitosi parte civile tramite l’avvocato Federico Canova per la storia della villa di Rivalta che è stata confiscata dal giudice come pure il patrimonio aziendale riferibile ai due fratelli imputati.
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