REGGIO EMILIA – Si muove anche l’Antimafia. Il lavoro svolto fin qui dalla Commissione parlamentare bis sulla morte nel 2013 di David Rossi, ex capo della comunicazione di Banca Monte dei Paschi di Siena, è ora al vaglio della Dda di Bologna, Brescia e Firenze, con altrettanti fascicoli aperti. Le prime due indagini della Procura di Siena si erano chiuse con l’archiviazione, sulla base dell’ipotesi del suicidio. Poi di questa scottante vicenda se ne sono occupate due Commissioni parlamentari e la seconda – presieduta dal deputato reggiano di Fdi Gianluca Vinci – sulla base di una serie di perizie dei Ris è arrivata alla conclusione che il manager quella tragica sera del 6 marzo di 13 anni fa sarebbe stato aggredito da un gruppo criminale al terzo piano della sede di Mps, fatto volare dalla finestra del suo ufficio e lasciato agonizzare sino al decesso nel vicolo senese di Monte Pio. Il perché se ne occupa ora l’Antimafia si lega sempre alle conclusioni della Commissione bis che non solo ha imboccato decisamente la strada dell’omicidio, ma ritiene plausibile la pista ‘ndranghetista emiliano-mantovana.
Sul cellulare di Rossi è stato trovato un codice numerico (4099009) che sarebbe coincidente al numero di un certificato di deposito rilasciato da una banca di Viadana (in provincia di Mantova) che non è un istituto di credito qualsiasi, ma per l’inchiesta antimafia Grimilde lì finivano gli affari loschi della cosca Grande Aracri di Brescello. E in quel periodo su Viadana operava come main sponsor della squadra di rugby la banca senese, vicenda pubblicitaria dai costi non indifferenti seguita a quel tempo proprio da Rossi. Ma perché il manager era in possesso di quel numero? Da capire anche quale sia il peso di un verbale secretato che contiene le dichiarazioni di un ‘ndranghetista ancora in carcere su mandante ed esecutori.








