SAN MARTINO IN RIO (Reggio Emilia) – La reazione del cavallo fu imprevedibile e la presenza dell’istruttrice non avrebbe potuto comunque evitare la tragedia. Non ci sono poi protocolli o linee guida che impongano modalità uniformi di vigilanza e non esistono prescrizioni che prevedano l’utilizzo di particolari dispositivi di protezione durante tale attività, né regole che precludano ai minorenni adeguatamente istruiti di svolgerla autonomamente. Sono le motivazioni per cui il gip del tribunale di Reggio Emilia, Andrea Rat, ha archiviato l’indagine sull’istruttrice del circolo ippico “Il Vigneto” di San Martino, dove nel pomeriggio del 7 marzo 2024 morì la 13enne Arianna Giaroli, di Carpi (Modena). La ragazzina fu colpita al volto dal calcio di un cavallo, mentre lo stava conducendo a mano nel centro ippico. A causa dei gravissimi traumi riportati, morì il giorno seguente in ospedale a Parma. La famiglia decise di donare gli organi.
Dell’archiviazione dà notizia Il Resto del Carlino Modena. L’istruttrice, difesa dall’avvocato Roberto Ghin, era indagata per omicidio colposo e, dopo la richiesta di archiviazione della Procura, la famiglia della ragazzina si era opposta. Ma il giudice fa presente come, seppur fosse stata l’indagata, quel giorno, ad indicare alla 13enne l’attività da svolgere e il cavallo da utilizzare, le richieste di chiarimenti formulate alla Federazione Italiana Sport Equestri, le consulenze tecniche acquisite (di entrambe le parti) e gli approfondimenti investigativi svolti hanno consentito di accertare un dato sostanzialmente unanime: non esiste alcuna disposizione che disciplini specificamente l’attività di conduzione del cavallo, imponendo la presenza costante dell’istruttore accanto all’allievo. Il provvedimento esclude profili di responsabilità penale sia in capo all’istruttrice sia in capo ai responsabili del maneggio, rispetto al quale le indagini non hanno evidenziato violazioni delle prescrizioni di settore né criticità organizzative, formative o gestionali.
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