MODENA – “Quanto accaduto è gravissimo. Chi ha colpito dovrà rispondere davanti alla giustizia. Occorre piena luce, piena verità, piena responsabilità. Proprio per questo, davanti a un fatto così grave, le parole pubbliche dovrebbero essere all’altezza. E invece, pochi minuti dopo l’accaduto, ancora prima che emergessero elementi di contesto, una parte della politica e dell’informazione ha scelto un’altra strada: trasformare una tragedia in un’occasione di propaganda. Abbiamo letto e ascoltato parole come ‘criminale di seconda generazione’ ‘revocare la cittadinanza’, ‘ci portano la guerra in casa’, ‘l’integrazione è un fallimento'”.
E’ quanto si legge in una lettera aperta siglata da 40 esponenti della rete degli amministratori di seconda generazione dopo le polemiche sui fatti di Modena. Tra gli altri la parlamentare Dem Ouidad Bakkali, ma anche Marwa Mahmoud, assessora comunale di Reggio Emilia, Simohamed Kaabour, consigliere comunale di Genova, Bernard Dika, sottosegretario alla presidenza della regione Toscana, Siid Negash e Detjon Bagaj, consiglieri comunali di Bologna ma anche Amir Atrous Responsabile immigrazione Milano DI Forza Italia.
“Questa – proseguono – non è sicurezza. Non è giustizia. Non è responsabilità. È la scelta di usare un fatto gravissimo per alimentare paura, sospetto e odio contro intere comunità, contro una generazione, contro persone che vivono, studiano, lavorano, amministrano e partecipano alla vita democratica di questo Paese“. “Sentiamo il dovere di prendere parola – proseguono – perché, ancora una volta, il dibattito pubblico si consuma sulle nostre vite senza ascoltare le nostre voci. C’è una narrazione che seleziona chi commette reati in base all’origine. Che tace nomi, storie, presenze, responsabilità positive. Che non vede mai la foresta che cresce, ma si concentra solo sull’albero che cade. Noi siamo quella foresta. Siamo donne e uomini, figlie e figli di migrazioni iniziate in questo Paese quarant’anni fa”.
“Il 2 giugno – concludono – saremo nelle piazze da italiane e italiani, per celebrare la Repubblica, la democrazia, la libertà e gli ottant’anni dal suffragio universale. Crediamo in un’Italia plurale, democratica, giusta. Un’Italia capace di somigliare alla grande piazza di Modena: una comunità che, anche nelle ore più difficili, reagisce restando unita. Una città che non si lascia spezzare dalla paura. Un Paese che cerca verità, giustizia e cura, non odio”.










