REGGIO EMILIA – Ieri alleati, oggi avversari irriducibili. Ieri protagonisti di un’intesa di ferro per traghettare Ferrarini fuori dalla crisi attraverso lo strumento del concordato e un passaggio del testimone nella posizione di controllo, oggi impegnati in una lotta senza esclusione di colpi a suon di carte bollate. Le famiglie Ferrarini e Pini continuano il braccio di ferro iniziato nell’estate del 2024 con l’estromissione dei vecchi proprietari dai ruoli dirigenziali in azienda. E la contesa sale ancor più di tono. L’ultimo atto dello scontro è il ricorso con cui Roberto Pini, presidente di Ferrarini spa, ha chiesto al Tribunale di Reggio la liquidazione giudiziale di Le Corti di Filippo Re. Si tratta di una società consortile della famiglia Ferrarini che svolgeva attività di vendita al dettaglio di prodotti alimentari nel negozio di Puianello.
Le Corti di Filippo Re ha un debito di poco meno di 650mila euro verso Ferrarini spa che non riesce a onorare. La società non si è opposta al decreto ingiuntivo del Tribunale, che dunque è diventato esecutivo. L’8 gennaio la sezione procedure concorsuali ha dichiarato l’apertura della liquidazione giudiziale, nominando curatore il commercialista Davide Grasselli. L’esame dello stato passivo è in calendario il 5 maggio.
I Ferrarini, da parte loro, non stanno con le mani in mano. In una denuncia depositata nel giugno scorso al Tribunale di Bologna hanno contestato la regolarità del bilancio 2024 e chiesto la revoca del presidente Pini e degli altri amministratori dell’azienda di Rivaltella, elencando una serie di atti di gestione che, a loro dire, avrebbero danneggiato l’azienda. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. I Ferrarini hanno anche presentato un esposto in Procura a Reggio in cui accusano Roberto Pini di essersi appropriato della ricetta segreta del prosciutto cotto Ferrarini violando le norme sul segreto industriale. Accusa respinta da Pini sulla base della considerazione che la ricetta è parte del patrimonio aziendale.
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