VILLA MINOZZO (Reggio Emilia) – Anche Reggio è in prima linea nella difesa planetaria e nella caccia agli asteroidi potenzialmente pericolosi per la Terra: l’osservatorio astronomico di Febbio ha superato l’esame del Minor Planet Center di Harvard, negli Stati Uniti, ed è stato inserito nella rete internazionale che mappa i corpi minori del sistema solare.
“Gli osservatori come il nostro – spiega Alberto Vezzani, gestore dell’Osservatorio di Febbio – vanno a pescare gli asteroidi che possono essere individuabili in base agli strumenti e al periodo dell’anno: facciamo verifiche sulla loro traiettoria, il loro angolo e la loro velocità. Sono dati che sono dinamici: basta che un asteroide venga colpito ad esempio dal vento solare, che la sua orbita cambia e può andare a coincidere un po’ troppo con quella del nostro pianeta”.
Gli asteroidi sono oggetti piccoli come dimensioni, ma nel Sistema Solare sono milioni e il loro numero continua ad aumentare: impossibile per i grandi telescopi delle agenzie spaziali mapparli tutti. E dalla rete degli osservatori amatoriali sono già arrivate segnalazioni di corpi poi effettivamente caduti sulla terra. “Fortunatamente – sottolinea Vezzani – il nostro pianeta ha zone incontaminate, l’acqua poi occupa la maggior parte della superficie terrestre. Questi asteroidi sono andati a colpire zone in cui non c’era niente e non c’è stato pericolo per l’uomo. E’ molto importante che la rete sia la più ampia possibile per capire se gli asteroidi possono colpire zone civilizzate. Anche noi possiamo dare il nostro contributo alla rete mondiale di ricerca”.
Una certificazione importante per gli strumenti dell’osservatorio di Febbio, giudicati attendibili nell’eseguire calcoli relativi ad oggetti che si trovano a milioni di chilometri di distanza e che richiedono una estrema precisione. E una bella soddisfazione per gli esperti della Monte Cusna Astronomia. “E’ affascinante vedere come si possono avere gli stessi risultati, e quindi delle conferme, confrontando i dati raccolti dalla nostra cupoletta a Febbio, sull’Appennino Reggiano, con un telescopio da 12 metri che si trova magari in Cile”, conclude Vezzani.
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