REGGIO EMILIA – Durante la prima, e fino a oggi unica, volta di un Papa al meeting di Comunione e Liberazione, il mondo era spaccato in due dalla Guerra Fredda. Era il 29 agosto 1982. Dopo 44 anni, il pontefice si è di nuovo confrontato con una società globale in fiamme, e ne ha fatto il cuore del suo intervento a Rimini, parlando di guerre, crisi, disuguaglianze.
Leone XIV ha citato Giovanni Paolo II, ma anche Benedetto XVI e Francesco. E ha parlato di amore come unica via, ispirato anche dall’ultimo verso della Divina Commedia, “L’amor che move il sole e le altre stelle”, scelto dagli organizzatori come slogan di questa 47ª edizione. “E’ l’ora della responsabilità” ha detto il papa davanti ai 25mila dell’auditorium di Rimini. Tra loro, e tra i 60mila totali dell’area delle Fiere, anche centinaia di reggiani. “Il male non si combatte con il male, l’amore è la legge della vita, la religione cattolica propone il riarmo dell’amore”.
Dopo l’arrivo a San Marino in mattinata, nel pomeriggio la visita al Villaggio Ragazzi: “Mettetevi in gioco” ha detto ai giovani. Nell’auditorium ha preso la parola dopo i saluti di Bernhard Sholz e Davide Prosperi, rispettivamente presidente del meeting e di Comunione e liberazione. “Liberiamo la convivenza dal sospetto, la cultura dalla prepotenza, l’educazione dall’ideologia, il lavoro dall’idolatria del profitto, la tecnologia e la finanza dai business della morte. A partire dalle organizzazioni che abbiamo generato e nelle quali operiamo, smascheriamo i rapporti di potere ingiusti, alla radice di povertà e diseguaglianze, della guerra e dei disastri ambientali. Disarmiamo lo sviluppo tecnologico quando si fa pervasivo e distruttivo”.
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