REGGIO EMILIA – Una distorsione della concorrenza con le Pmi ma anche un impoverimento dei lavoratori per una sensibile riduzione delle retribuzioni e un ammanco per le casse pubbliche di circa un miliardo all’anno tra contributi previdenziali e Irpef. Sono le conseguenze, secondo Confapi Reggio Emilia, della riforma del settore dell’artigianato allo studio del Governo. “La riduzione dei salari porterà in futuro a pensioni più basse. E’ una riforma inaccettabile – dice il presidente di Confapi Reggio Emilia Roberto Maffei – in un momento già di per sé difficile per le famiglie e per i lavoratori’.
Aveva espresso contrarietà anche il presidente di Confindustria Reggio AlessandroMalavolti, sottolineando che, con l’innalzamento della soglia occupazionale per le imprese artigiane fino ad un massimo di 49 dipendenti, ci sia il rischio che aziende che operano sugli stessi mercati e competono per gli stessi clienti, siano assoggettate a regole e costi profondamente diversi. CNA e Lapam Confartigianato hanno risposto agli industriali con una nota congiunta: “Il testo sul quale il Governo sta lavorando prevede soluzioni legislative in grado di neutralizzare ogni possibile effetto anticoncorrenziale”. Secondo le associazioni “negare alle realtà artigiane di essere ricomprese nel perimetro delle piccole imprese significa andare in direzione opposta rispetto a principi ormai consolidati a livello europeo. Chiediamo una normativa moderna capace di accompagnare la nostra crescita senza penalizzare la natura artigiana. Dovrebbe essere un obiettivo condiviso in primis da Confindustria Reggio, che da sempre sollecita provvedimenti in grado di sostenerci’.
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