REGGIO EMILIA – Le stragi di mafia del ’92 in Sicilia, il movente, i mandanti esterni. Da una parte la Commissione parlamentare Antimafia che ha sposato senza se e senza ma la pista del rapporto tra mafia e appalti come causa dell’assassinio dei giudici Falcone e Borsellino, escludendo quindi il terrorismo nero. Dall’altra una parte della magistratura, che invece continua a chiedere che si indaghi anche su elementi che portano alla presunta partecipazione di estremisti di destra. In mezzo, ancora una volta, lui: Paolo Bellini.
Allo scontro deflagrato ormai da tempo al tribunale di Caltanissetta si aggiunge un altro pezzo, perché il gip Santi Bologna nelle ultime ore ha rigettato la richiesta di archiviazione presentata dal procuratore Salvatore De Luca. Il magistrato chiedeva appunto di archiviare l’indagine su Bellini, che secondo una parte degli inquirenti rappresenterebbe invece il punto di congiunzione tra l’eversione neofascista di Avanguardia Nazionale, i servizi segreti deviati, la criminalità organizzata e la finanza d’alto livello. Da intercettazioni e racconti di investigatori e collaboratori di giustizia, risulterebbe come l’ex primula nera si trovasse in Sicilia 34 anni fa nei giorni immediatamente precedenti sia alla strage di Capaci del 23 maggio sia alla strage di via D’Amelio di 56 giorni dopo.
Bellini in quel periodo raccontava di viaggi verso l’isola per recuperare crediti per un’azienda. Adesso il gip – ne dà notizia il Fatto Quotidiano – ha imposto al pm di reintegrare il contraddittorio e di dare la parola ai legali delle parti offese, tra cui Fabio Repici, avvocato di Salvatore Borsellino, fratello del giudice. Quello di cui parliamo non è l’unico fascicolo esistente in procura a Caltanissetta in cui la posizione di Bellini è al vaglio; ce n’è un altro, aperto dal 2017, contro ignoti: per due volte nei mesi scorsi la procura ne ha chiesto l’archiviazione e per due volte il gip, in quel caso Graziella Luparello, ha rigettato l’istanza.
Uno scontro evidente, come si diceva, tanto che il procuratore ha chiesto alla Cassazione di dichiarare “abnorme” l’ordinanza della Luparello: la Suprema Corte – riporta sempre Il Fatto – gli ha dato torto. Lo scorso maggio un gruppo di oltre 30 giornalisti siciliani aveva inviato una lettera al presidente della Repubblica e alla stessa presidente della Commissione Chiara Colosimo di Fratelli d’Italia, la cui nomina tre anni fa era stata molto criticata. I giornalisti firmatari denunciavano il grave errore, a loro dire, di limitare le indagini sulle stragi mafiose e sulla morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino alla sola pista “mafia-appalti”, quella appunto sposata dalla Commissione, e chiedevano di non tralasciare la pista del terrorismo nero.
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