REGGIO EMILIA – E’ stato, per il suo profilo, tra i sostenitori più autorevoli del No, instancabile protagonista di numerosi confronti sul tema del Referendum organizzati nella nostra provincia. Una provincia che conosce bene, per essere stato il presidente del tribunale di Reggio e per aver messo la firma, assieme ai colleghi Beretti e Rat, su una pagina fondamentale della storia del radicamento della criminalità organizzata sul nostro territorio. All’indomani della vittoria del No alla consultazione sulla Riforma della giustizia, Francesco Maria Caruso, magistrato in pensione dal 2022, non vuole sentir parlare di bocciatura “nel merito”. “Quando si parla di Costituzione tutto è politico – dice – Al centro c’era la volontà di indebolire il terzo pilastro dello Stato, la magistratura, con l’idea di una democrazia governante”.
“Democrazia governante significa che tutto il potere è dell’esecutivo, che chiama al voto il popolo ogni tanto. Questo è il senso della riforma e anche della reazione dei cittadini, non a difesa della magistratura ma dell’apparato democratico. La Costituzione ogni tanto ha bisogno di una conferma da parte delle giovani generazioni. Lo considero un nuovo 2 giugno ’46. Adesso la Costituzione ha l’avallo anche delle 3/4 generazioni successive”.
Quali sono le priorità della giustizia?
“Più mezzi e codici meno farraginosi: i processi sono lenti perché ne abbiamo tanti ma anche per le lungaggini dei codici, soprattutto di quello di procedura, che vengono a volte utilizzate in maniera strumentale per arrivare alle prescrizioni”.
Secondo lei il ministro Nordio dovrebbe dimettersi?
“Guardi, preferisco non rispondere: è vero che adesso sono un semplice cittadino, ma non si smette mai di essere un magistrato”.
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