Oggi è l’artista italiano più conosciuto nel mondo, ma settant’anni fa nasceva in una manciata di case nella campagna reggiana, Roncocesi. Poco più di millesettecento abitanti, la pianura, l’autostrada A1 a due passi. E proprio da qui ha inizio la storia di un musicista che ha poi riempito lo Wembley, suonato con Miles Davis, duettato con Luciano Pavarotti.
Per una dimora da rockstar di questo calibro, ci si aspetterebbero mobili firmati Edra, qualche opera d’arte contemporanea alle pareti, un interior designer internazionale chiamato a coordinare ogni dettaglio. Invece Fornaciari ha scelto un’altra strada: un vecchio mulino di pietra immerso nei boschi della Lunigiana, una fattoria funzionante, e una casa costruita su valori che i reggiani conoscono bene.
Casa Corvi, Pontremoli: la scelta di Fornaciari
La tenuta dove abita ora si trova in Lunigiana, nel comune di Pontremoli, in una piccola frazione chiamata Casa Corvi, al confine tra Toscana e Liguria. Era un rudere quando Zucchero lo trovò, e probabilmente quella è stata proprio la ragione per cui l’ha comprata. In più interviste ha raccontato di essersi sdraiato sull’erba la prima volta che lo vide, e di aver avuto la sensazione di esserci sempre stato. La ristrutturazione non ha snaturato nulla: muri in pietra a vista, travi in legno massello, vetrate che portano dentro la luce del bosco circostante. Il salone principale gira attorno a un grande camino in pietra. Antiquariato, stile rustico, tessuti naturali. Nessuna gallery di design contemporaneo, nessun pezzo da catalogo. Solo materiali vivi: legno, pietra.
All’interno non mancano gli strumenti musicali, ovviamente, e uno studio di registrazione ricavato in uno degli ambienti della tenuta. Ma anche questo dettaglio non spezza il carattere complessivo della casa: sembra quasi che gli strumenti ci siano sempre stati, come gli imponenti alberi che circondano la proprietà e le travi a vista del soffitto. La musica, in questa tenuta, non è confinata in uno spazio separato dagli altri ambienti: si respira ovunque, come il resto.
Il lusso di non dover dimostrare niente
La tenuta è anche una vera fattoria con pecore, galline, asini, mucche, conigli e una bufala. Django, il suo cagnolone, gira libero per il giardino. È il tipo di posto dove ci si sporcano le scarpe, non dove vanno tolte prima di entrare. Un luogo che funziona, che richiede presenza e lavoro quotidiano, e che non è stato costruito per essere fotografato.
Ed è in questa casa che negli anni sono passati alcuni tra i nomi più importanti della musica internazionale. Peter Gabriel e Sting hanno soggiornato nella tenuta di Pontremoli, condividendo con Fornaciari serate che, a giudicare dalle immagini circolate, non avevano nulla di formale. La foto con Gabriel è diventata nel tempo un’immagine emblematica: i due seduti fuori al tramonto, due calici di vino, gli alberi sullo sfondo. E dietro di loro, due sdraio blu in plastica da piscina: non due pezzi di design ricercati, ma due semplici lattini che si possono trovare tranquillamente in una qualsiasi piscina comunale di tutta la provincia.
Com’è arredata la casa di Zucchero
Esiste un modo di vivere la notorietà che passa per l’ostentazione continua: posizionare l’oggetto riconoscibile, scegliere lo spazio più curato per essere fotografato, ricercare un’estetica costruita attorno all’approvazione pubblica. La traiettoria di Fornaciari va nella direzione opposta. Una carriera internazionale costruita su decenni, concerti davanti a centinaia di migliaia di persone, collaborazioni con alcuni dei musicisti più influenti del Novecento. E poi, a casa, il camino, il legno, la pietra, gli asini fuori dalla finestra. Il risultato è un tipo di credibilità che nessun interior designer avrebbe potuto progettare. Roncocesi è ancora lì, in qualche modo, anche a Pontremoli.












