CASALGRANDE (Reggio Emilia) – Con l’arrivo del caldo, è tornata drammaticamente in primo piano la piaga degli annegamenti nei corsi d’acqua della nostra provincia. Due episodi in dieci giorni, costati la vita al giovanissimo Kojo Henry Tawia, di appena 14 anni, inghiottito dal Crostolo, e al 37enne Jaouad Zradi, il cui corpo è stato restituito domenica pomeriggio dal fiume Secchia.
Tragedie che hanno spinto i sindaci del territorio e la Regione Emilia-Romagna a lanciare un durissimo appello alla responsabilità: i nostri fiumi non sono piscine, fare il bagno è vietato. L’ultimo allarme arriva dal primo cittadino di Casalgrande, Giuseppe Daviddi. Il Secchia attraversa il territorio comunale e, con le alte temperature, si popola di bagnanti occasionali che ignorano i rischi. “Ci sono tratti del fiume che possono apparire tranquilli, limpidi e innocui ma che in realtà nascondono insidie gravissime, fatte di gorghi e correnti improvvise – sottolinea Daviddi – Chiedo a tutti il rispetto assoluto dei divieti per evitare altre tragedie”.

Acque calme in superficie, ma trappole mortali sul fondo. Per questo la Regione Emilia-Romagna ha diffuso un documento tassativo: tutte le acque interne superficiali di fiumi, torrenti, canali e laghi non sono destinate alla balneazione, anche dove non ci sono cartelli specifici. ‘A differenza del mare – specifica nel dispositivo la Regione – in questi specchi d’acqua non esistono presidi di salvataggio né viene effettuato il monitoraggio della qualità batteriologica da parte di Arpa’. Con ulteriori rischi per la salute delle persone. Inoltre la temperatura resta bassissima anche in estate e questo espone i bagnanti a shock termici e al rischio di congestione.
Reggio Emilia Emilia Romagna Casalgrande Regione Crostolo Secchia divieto balneazione Giuseppe Daviddi Morti annegati








