REGGIO EMILIA – Si può gioire per la morte di una persona? Si può essere contenti per il suicidio di un giovane di 26 anni con problemi psichici? Evidentemente si può, se sulle pagine social di Telereggio e Reggionline sono apparsi commenti di questo tenore: ‘Selezione naturale’, ‘uno di meno’, ‘giustizia è fatta’. Addirittura un ‘sono felice’.
Si commentava così la morte di un ragazzo di 26 anni, malato. Siamo tutti abituati da anni alla deriva social: strumenti potenti, che possono elevare o abbattere le persone con un click. Strumenti che noi di Telereggio e Reggionline possiamo e vogliamo continuare ad usare, perché sono utilissimi per interagire con voi, per leggere le vostre impressioni, per raccogliere le vostre segnalazioni. Però in questa occasione abbiamo deciso di bloccare i commenti prima su Facebook e poi su Instagram negli articoli riguardanti la morte in cella, per suicidio, di Mena Istafanous. Spinti da un elementare senso di umanità.
Mena Istafanous aveva compiuto un atto molto grave, l’aggressione al distributore, in preda a psicosi data da disturbi mentali. Gli inquirenti e la procura ne hanno tenuto conto. Chi ha scritto quelle parole becere no. Non è riuscito a fermare la propria mano davanti a una storia che è un fallimento per tutti. Chi davvero è coinvolto nella vicenda, le persone rimaste ferite una settimana fa, ha preferito il silenzio o l’umana pietà. L’avvocato di una delle parti offese, Matteo Marchesini, ha parlato di “una sconfitta per l’intero sistema e per la società tutta”. Ci conforta una convinzione: Reggio, quella vera, non è in quei post orribili, ma nel silenzio e nella compassione di tanti altri.
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