JOHANNESBURG (Sudafrica) – L’omaggio è rivolto a una figura simbolo della lotta che ha liberato il Sudafrica dall’apartheid. Sulla lapide di Oliver Tambo, sotto gli occhi incuriositi di alcuni passanti, vengono deposti dei fiori. Al cimitero di Wattville, il sobborgo in cui crebbe il leader dell’African National Congress, ha fatto tappa la delegazione reggiana, nel suo ultimo giorno di appuntamenti.

Nello stesso sobborgo è stato costruito un centro per divulgare l’impegno politico di Tambo, al quale si affiancò quello di Giuseppe Soncini. “Che grande cosa è avere persone del suo calibro come compagni di lotta” scrisse Tambo in una lettera nel 1977. A pochi chilometri dal cimitero si trova la biblioteca intitolata a Bruna e Giuseppe Soncini, un’altra delle realtà che mantengono uno stretto legame con Reggio. La cui delegazione ha inoltre visitato Constitution Hill, la collina dove, in un ex complesso carcerario, sorge l’edificio della Corte costituzionale, eretto appositamente accanto alle prigioni utilizzate negli anni della segregazione razziale. Vi furono rinchiusi oppositori, tra cui personalità di spicco come Nelson Mandela, la moglie Winnie, Albertina Sisulu e Mahatma Gandhi. Nelle prigioni diventate museo finirono anche molti studenti arrestati a Soweto durante una protesta, scampati al fuoco della polizia. Ai martiri di quella Township è dedicata una via della nostra città.
Marie-Louise Moodie oggi lavora per la Regione del Gauteng, stava andando a scuola quel 16 giugno 1976. “Avevo 8 anni, frequentavo le elementari – racconta – abitavo a 7 chilometri da Soweto, quando rientrammo da scuola, di pomeriggio, vedemmo delle colonne di fumo nero. Solo alla sera, a casa i miei genitori mi parlarono dei gravi disordini avvenuti con decine e decine di morti. Era un periodo davvero terrificante. Quei fatti diedero vita alla rivolta giovanile in Sudafrica. Ora come Paese siamo cresciuti superando un regime che era basato sulla paura”.
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