REGGIO EMILIA – Dal 2010 ad oggi la Prefettura di Reggio ha emesso qualcosa come 500 interdittive antimafia. Cinque prefetti, la squadra altamente specializzata dell’Ufficio Antimafia e un gruppo Interforze coeso e motivato hanno prodotto un lavoro enorme sul fronte del contrasto alla penetrazione della criminalità organizzata nell’economia.
Un lavoro che non ha termini di paragone dentro e fuori l’Emilia-Romagna: il 74 per cento delle interdittive emesse nel 2024 in regione porta la firma del Prefetto di Reggio. In poco più di due anni e mezzo, Maria Rita Cocciufa ha firmato 183 provvedimenti antimafia, 66 dei quali nel 2025. Il picco fu invece raggiunto nel 2022, quando Iolanda Rolli firmò 106 interdittive.
La stagione delle interdittive a Reggio fu inaugurata con l’arrivo di Antonella De Miro. Questa donna minuta, dal marcato accento siciliano, arrivò a Reggio in sordina. Ma chi la prese sottogamba si sbagliava di grosso. Era un funzionario dello Stato di tempra eccezionale. Le bastarono pochi mesi per capire quello che molti reggiani non avevano mai capito o voluto vedere. Nei suoi cinque anni a Reggio non emise un numero particolarmente elevato di interdittive: furono una quarantina in tutto. Ma il loro impatto fu enorme.
Quando TG Reggio, nel 2010, cominciò a dare conto delle interdittive della De Miro che escludevano dagli appalti pubblici le aziende di imprenditori noti come i fratelli Vertinelli o Giuseppe Iaquinta o ancora, l’anno seguente, la Bacchi, che stava realizzando la tangenziale di Novellara, l’eco fu grande. Ma pochi intuirono quale pentolone stava per essere scoperchiato.
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