REGGIO EMILIA – “Ecco il grido: uno scatto in più da parte di tutti. Anche da parte delle forze politiche serve uno scatto in più, perché rischiamo di parlarci sempre tra di noi. Dobbiamo raggiungere la gente, nei quartieri e toccare la pelle viva dei problemi altrimenti non ne usciamo fuori. Lo dico in modo trasversale”.
Dalla Festa dell’Unità, don Luigi Ciotti incalza la politica, con i suoi toni fermi e appassionati. “Non basta tagliare l’erbaccia in superficie, l’erbaccia in superficie viene tagliata grazie al lavoro dei magistrati e delle forze di polizia. Dobbiamo estirpare il male alla radice. E per estirpare il male alla radice è necessario un grande investimento di politiche sociali, culturali, educative. I problemi del lavoro, della casa e della sanità che sono quelli della vita delle persone”.
Sono passati 170 anni – ha detto il fondatore e presidente di Libera – e nonostante i passi in avanti siamo ancora qui a parlare di mafia perché la mafia continua a rigenerarsi. “C’è una normalizzazione, come con la droga che è un mercato che le mafie gestiscono, i giochi sporchi che si fanno nell’ambito dell’azzardo: tutti quegli ambiti in cui le mafie intuiscono che possono esserci ci sono”.
Dalla città che ha ospitato il più grande processo contro l’ndrangheta del Nord Italia, ecco dunque l’appello di Don Ciotti: “Facciamo come fanno loro, creiamo alleanze. Dobbiamo metterci più insieme anche noi come cittadini, associazioni e movimenti. Serve uno scatto in più perché una delle malattie più terribili è la delega e noi deleghiamo le forze di polizia. Anche se negli ultimi anni alcuni argini sono stati aboliti o manomessi”.
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