REGGIO EMILIA – Leggiamo con dispiacere e un po’ di rabbia degli atti di vandalismo che hanno preso di mira AS Reggiana United. Vogliamo esprimere la nostra solidarietà a questa realtà che genera aggregazione e socializzazione, fattori non secondari per il benessere della comunità e del quartiere; quartiere il quale, tuttavia, è da anni soggetto ad atti di vandalismo, che nascono spesso dall’alienazione e dal disorientamento prodotti da una società sempre più orientata all’individualismo, al consumismo, alla logica del fast food.
Accogliamo con enorme dispiacere e con un senso di spaesamento i collegamenti causali più o meno diretti messi in campo nei giorni scorsi, a mezzo stampa, tra recenti atti di vandalismo (indistinguibili in realtà da quelli degli ultimi anni) e una supposta non fruibilità del parco con le persone che da più di 50 giorni si stanno incontrando e confrontando in un parco pubblico, previa richiesta di autorizzazioni, con modalità inclusive e non violente, al fine di salvaguardare un ecosistema e sensibilizzare le persone sulla centralità del ruolo dei polmoni verdi in aree urbane.
Riteniamo dunque la narrazione in atto in questi ultimi 2 giorni, oltre che strumentale e mistificatoria, pericolosamente allineata alle logiche di oggettivazione e confezionamento di marginalità e dissenso volte a propugnare politiche securitarie. Il cemento e l’asfalto, che ormai contraddistinguono i quartieri, rendono gli spazi verdi elementi semplicemente decorativi e sostanzialmente incomprensibili rispetto al loro contributo al benessere collettivo e alla salute cittadina. Anche per questo la tutela e la valorizzazione della terra, del suolo, della natura, devono ritornare centrali nel discorso collettivo, nell’etica urbanistica che vede sempre più anacronistiche, oltre che dannose per la salute e per l’ecosistema, le logiche cementificatrici e asfaltatrici.
Pensiamo che lottare insieme per presidiare e salvaguardare il nostro pianeta e, nel nostro piccolo, gli spazi e i luoghi che abitiamo, possano essere una buona leva per quella cittadinanza attiva che sta crescendo spinta dal mutamento climatico in atto. Una leva anche pedagogica ed educativa rispetto, appunto, alla diseducazione estrattivista e consumista che genera straniamento, alienazione e fragilità.
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