REGGIO EMILIA – Ha parlato della sua vita e della sua carriera, con la stessa poesia e la stessa profondità con cui attraverso i versi delle sue canzoni ha raccontato storie e ideali, attraversando decenni di cambiamenti sociali e dando parola a intere generazioni. Perché Francesco Guccini non è stato solo un cantautore ma anche un vero e proprio intellettuale della musica che ha lasciato una impronta indelebile nella cultura italiana. Un segno è rimasto anche in chi ha avuto la possibilità di assistere all’incontro ai Chiostri di San Pietro.
Guccini ha dialogato con Lorenzo Immovilli e Stefania Carretti, curatori della mostra “Canterò soltanto il tempo”, allo Spazio Gerra: un percorso espositivo che si sviluppa lungo quattro piano e che collega le canzoni con materiali d’archivio, tra fotografie e strumenti. Una vita che si racconta anche attraverso gli oggetti. “La mia prima chitarra me l’aveva fatta un falegname di Porretta Terme, che è ancora vivo, l’avevo pagata 5 mila lire, lo sponsor era stata mia nonna. L’ho dovuta vendere perché ero in difficoltà economiche”.
Quella di Guccini, che a giugno compirà 86 anni, è una voce flebile, segnata dal tempo, ma resta autorevole e capace ancora di incantare, soprattutto quando il cantautore parla di come nascevano le sue canzoni. “Con le canzoni mi veniva una idea, mi mettevo lì con la chitarra, provavo una serie di accordi per trovare una melodia e contemporaneamente cercavo le prime frasi iniziali sull’argomento della canzone. Nei testi originali non ci sono molte correzioni. Una delle mie canzoni più lunghe, la ‘Locomotiva’ è stata scritta in 20 minuti: erano 13 strofe e mentre scrivevo una strofa prendevo appunti per la strofa dopo”.
Spazio Gerra Fotografia Europea cantautore Francesco Guccini







