REGGIO EMILIA – Prima della realizzazione dell’impianto Forsu di Gavassa, il costo della gestione della frazione organica dei rifiuti incorporato nella tariffa pagata dai reggiani era sicuramente superiore ad oggi: lo ha detto l’amministratore delegato di Iren Ambiente, Eugenio Bertolini, intervenendo nei giorni scorsi ad una riunione delle commissioni consiliari prima e quarta dedicata al funzionamento del biodigestore realizzato lungo l’autostrada.
L’impianto, inaugurato nel giugno 2023, è autorizzato per trattare 100mila tonnellate di frazione organica e 67mila di verde all’anno, ma non lavora ancora a pieno regime. Bertolini ha riferito ai consiglieri che nel 2025 sono state trattate 60mila tonnellate di umido e 30.800 di sfalci e potature, pari al circa il 55 per cento delle potenzialità. Quest’anno i quantitativi della frazione organica dovrebbero salire a 75-80mila tonnellate. Questi dati, ha spiegato il manager di Iren Ambiente, sono il risultato per un verso della gradualità dell’avvio dell’impianto, per un altro della sovracapacità produttiva che si è determinata nel settore.
Alcuni consiglieri di opposizione hanno sostenuto che i costi dell’impianto Forsu di Reggio sono due, anche tre volte superiori rispetto a quelli di altri operatori e pesano sulla tariffa rifiuti. Una lettura smentita dal direttore di Atersir, Vito Belladonna: ‘I costi a consuntivo – ha detto – 93 euro a tonnellata per la frazione organica e 30 per il verde, sono in linea con la media nazionale e inferiori a quelli degli altri impianti regionali’. Fino a qualche anno fa, Reggio spendeva 120-130 euro a tonnellata per conferire l’umido agli impianti di Carpi e Bergamo.
Giardo Filippini, del Coordinamento comitati ambiente e salute, si è chiesto però se l’impianto corrisponda a quello autorizzato e ha sottolineato che nel 2024 la torcia che brucia il biogas anziché trasformarlo in biometano è stata usata largamente, funzionando per quasi 2.900 ore. L’anno scorso si è scesi a 570 ore. Bertolini ha chiarito che si tratta di questioni di sicurezza e non certo di profitto. Usare la torcia non è nell’interesse di Iren, perchè tutto ciò che viene bruciato, non produce reddito. Il manager ha poi sollevato il tema del peggioramento della qualità del materiale conferito: ‘Nei bidoncini dell’umido – ha detto – troviamo sempre più spesso plastica e sacchetti dell’indifferenziato’. La quota di scarti, di materiali non conformi, è cresciuta dal 5 al 15 per cento.
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