CORREGGIO (Reggio Emilia) – Un’insegnante di musica di Correggio, Maria Motti. Fu lei, alle scuole medie, a vedere in quel bambino una luce speciale. E lo aiutò a coltivarla, contribuendo ad allevare quello che sarebbe diventato uno dei più grandi flautisti al mondo. Andrea Griminelli, il maestro, non se lo dimentica, come non dimentica il supporto che il suo paese gli diede in tempi non sospetti, quando la sua carriera era appena agli inizi.
Nel racconto regalato a TgReggio e registrato a Fiorano Modenese all’hotel Executive, ha ripercorso la sua infanzia, senza musicisti in casa ma con genitori commercianti, e poi la giovinezza vissuta in un periodo di fermento, fatto di discoteche e radio libere. Il talento sì, quello è un dono, ma poi lo studio e il sacrificio, e i rischi di cui assumersi le responsabilità: il no detto a un lavoro in banca – suo padre lo aveva lasciato libero, ma aveva voluto che studiasse comunque ragioneria – e, a 21 anni, la scelta di lasciare il posto di insegnante al conservatorio di Ferrara per andare a Parigi ad imparare tutto quello che poteva da Jean-Pierre Rampal. Una decisione che si rivelò vincente. Poi, di nuovo Correggio nel suo destino: Franco Casarini, “Panocia”, suo vicino di casa, che gli fece conoscere Luciano Pavarotti. E da lì l’esordio internazionale, nel 1984, al Madison Square Garden. E ancora Central Park, Hide Park, il mondo.
Fino a diventare l’ambasciatore nel mondo della musica di Ennio Morricone. Ma il concerto più bello della sua vita, ci ha detto, è stato al Palabigi nel 2019: i suoi 60 anni e gli amici arrivati da ogni dove per festeggiarlo. Quella volta che Reggio vide su un palco Sting e Zucchero, Bocelli e Renato Zero.
Reggio Emilia Correggio Andrea GriminelliLe interviste di Capodanno: il flautista Andrea Griminelli. VIDEO











