REGGIO EMILIA – Non fu una storia solo reggiana e non è una storia di 50 anni fa, che può dirsi conclusa. L’omicidio di Alceste Campanile, il giovane militante di Lotta Continua ucciso il 12 giugno 1975, da Paolo Bellini, reo confesso, si rivela oggi il tassello di un mosaico eversivo molto più ampio, con ramificazioni che arrivarono a coinvolgere i servizi segreti sin dai giorni immediatamente successivi al suo assassinio.
I nuovi elementi emersi in particolare nel corso del processo a Bellini per la Strage di Bologna, sono stati al centro del convegno organizzato dal fratello Mimmo e dagli amici di Alceste in collaborazione con Libera Università del Crostolo, Anpi, Cgil, Istoreco e Lup.
“Ci sono elementi che risultano dai processi, in particolare quello per la strage di Bologna, in cui B è stato condannato in modo definitivo. In quel processo si è parlato molto della vicenda di Alceste. Ci fu un depistaggio, che è documentato”, afferma Mimmo Campanile, fratello di Alceste.
A guidare la rilettura storica è stato il giornalista Giovanni Vignali che con le sue ricerche e sulla base dei recenti atti processuali ha evidenziato come l’omicidio di Alceste si inserisca pienamente nella Strategia della Tensione che gruppi di estrema destra, come Avanguardia Nazionale di Bellini, avevano pianificato per travolgere la giovane Repubblica. Il quadro che emerge è quello di un’eversione nera protetta ai livelli più alti.
“Parliamo di depistaggi e di 25 anni di buio totale fino a quando Bellini stesso non ha confessato l’omicidio. Che è stato parte della strategia della tensione – spiega il giornalista – il tentativo era quello di raccontare quell’omicidio come parte di una sorta di regolamento di conti interno alla sinistra. Per fare questo c’è stato anche, un giorno e mezzo dopo l’omicidio Campanile, un fonogramma, cioè un dispaccio dei servizi segreti che indirizzavano le indagini verso questa falsa pista”.
A unire i fili tra il caso Campanile e i grandi misteri d’Italia è Roberto Scardova, storico giornalista Rai che ha seguito per decenni le evoluzioni dello stragismo e la figura di Bellini, condannato definitivamente anche per la strage di Bologna.
Tentativi di inquinare le prove e la democrazia che avevano anche lo scopo di coinvolgere note personalità del mondo intellettuale e politico reggiano. Come era già successo pochi mesi prima in occasione delle indagini sulla strage del treno Italicus, che coinvolsero Ennio Scolari, docente universitario e responsabile della commissione culturale del PCI di Reggio Emilia. Morto suicida otto anni dopo a causa della forte depressione generata dalle accuse inventate anche con un dispaccio anonimo dalla questura reggiana.
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