SANT’ILARIO D’ENZA (Reggio Emilia) – “Negli ultimi anni si parla moltissimo delle Foibe, grazie al giorno del Ricordo, istituito nel 2004 e celebrato la prima volta nel 2005; ma si continua a parlare molto poco di quello che è avvenuto prima, dei crimini di guerra commessi dall’esercito fascista in questi territori, non solo nei territori di confine ma in tutta la Jugoslavia occupata”.
Al Centro Culturale Mavarta di Sant’Ilario, Eric Gobetti, esperto di storia dei Balcani, ha parlato di una delle pagine più complesse della seconda guerra mondiale: l’invasione da parte di Italia e Germania della Jugoslavia nel 1941, che ha innescato la resistenza dei partigiani locali. “La reazione dell’esercito italiano, nella logica fascista è molto violenta, simile a quella dell’esercito tedesco in Italia dal ’43 al ’45. Veri e propri crimini di guerra, la popolazione viene considerata corresponsabile della guerra partigiana e vengono colpiti direttamente i civili con rastrellamenti, catture di ostaggi, fucilazioni per rappresaglia e anche deportazioni nei campi di concentramento”.
Fare luce è necessario – ha detto lo storico – non per giustificare, ma per capire anche quello che è accaduto dopo: la tragedia delle Foibe. “In qualche modo possono essere considerate una reazione, una vendetta sostanzialmente rispetto non solo ai crimini di guerra commessi nei due anni precedenti, ma anche all’oppressione del regime fascista contro le minoranze nazionali in quel territorio nei 20 anni precedenti. L’esodo delle popolazioni, in maggioranza italiane, di quel territorio di confine è la conseguenza finale di questa stagione di violenza che comincia prima della seconda guerra mondiale, quando quei territori di confine vengono annessi all’Italia che diventa uno stato fascista e comincia l’oppressione delle popolazioni locali non italiane”.
Sant'Ilario foibe fascismo Jugoslavia Eric Gobetti centro culturale Mavarta crimini di guerra









