BOLOGNA – Il contrasto alla precarietà e agli incidenti sul lavoro, il rilancio della sanità pubblica, l’emergenza abitativa e la sfida del clima contro alluvioni e ondate di calore. Sono i punti cardine del nuovo Patto per il lavoro, il clima e l’economia sociale, siglato in Emilia-Romagna tra la Regione e 58 rappresentanze territoriali: dai sindacati confederali, agli enti locali, fino alle Università del territorio, le associazioni imprenditoriali e Legambiente.

Anche il sindaco di Reggio Emilia Marco Massari a Bologna per la firma
L’accordo, che i vertici della Regione non esitano a definire “un modello di rilevanza nazionale”, delinea i target prioritari da perseguire su diversi fronti: la neutralità carbonica al 2050, con una “concezione della transizione energetica ambiziosa nella riduzione delle emissioni”, dice Michele de Pascale. Ma anche il sostegno, chiarisce il presidente della Regione, “alla competitività delle imprese senza scaricarne i costi sulle fasce sociali più deboli”.
Al centro del patto, infatti, c’è anche l’attenzione alla qualità dei contratti e il potenziamento della sicurezza sul lavoro, facendo “più investimenti tecnologici e formazione preventiva”, spiega il vicepresidente Vincenzo Colla. Ancora, tra i punti in primo piano, l’investimento sulla mobilità sostenibile e il raddoppio delle risorse dedicate al contrasto del dissesto idrogeologico. La “grande novità”, per il vicepresidente, è che i “58 soggetti di rappresentanza hanno deciso di avere un posizionamento strategico per il futuro. Sono tutti settori economici e sociali, che con un gesto di responsabilità hanno firmato un patto di questa portata, facendo – specifica – una cessione di sovranità”.
La richiesta di un’accelerazione sulle misure contro la crisi climatica viene espressa da Avs, parte della maggioranza di centrosinistra in Regione, che sollecita al rigore sulla transizione ecologica: “Sul clima, l’asticella deve essere alzata”, dice, perché “l’Emilia-Romagna è tra le aree più esposte d’Europa agli effetti della crisi climatica”. Di parere contrario, l’opposizione con la consigliera di Fi Valentina Castaldini: “Per avere coesione bisogna rinunciare alle derive ambientaliste e pensare alle imprese. Bisogna iniziare una fase totalmente nuova”, sottolinea la forzista, evidenziando il rischio “che alla fine anche l’Emilia-Romagna non arrivi all’obiettivo che si è posto in questo patto”. Soddisfazione diffusa arriva invece dai sindacati, che uniscono il giudizio positivo alla richiesta di strumenti operativi che diano concretezza agli obiettivi.
Per quanto riguarda le categorie economiche, Enrico Postacchini, presidente di Confcommercio regionale, mette in luce la necessità dell’azione messa in campo “contro il dumping contrattuale”. Marcello Bonvicini, presidente di Confagricoltura Emilia-Romagna, evidenzia la rilevanza dell’agricoltura per il futuro del territorio, mentre Francesco Milza, presidente di Confcooperative regionale, sottolinea l’importanza dell’accordo che arriva in “una fase complessa per le imprese”, tra costi energetici e tensioni internazionali.








