REGGIO EMILIA – Due aziende possono reagire allo stesso evento in modo diverso. Ciò che è accaduto dopo l’incendio divampato in via Due Canali nella notte tra il 10 e l’11 febbraio dell’anno scorso ne offre una dimostrazione da manuale. Inalca, azienda del gruppo Cremonini leader in Italia nel settore delle carni bovine, subì la distruzione dello stabilimento in cui operava dal 2016, dopo l’acquisizione di Unipeg. Nelle settimane successive all’incendio, l’Amministrazione comunale di Reggio fece ponti d’oro al gruppo Cremonini, segnalando un ventaglio di possibilità per la realizzazione di un nuovo stabilimento. Ma Inalca lasciò cadere le proposte e abbandonò Reggio.
Nel febbraio 2025 in via Due Canali andò distrutto anche il magazzino di Quanta, società partecipata da Coopservice e Transcoop. Quanta si occupa dello stoccaggio e della consegna di beni alimentari. Il principale cliente è Cirfood. Dopo l’incendio, per proseguire l’attività, Quanta si è dovuta barcamenare con soluzioni di emergenza, articolando l’attività in diverse sedi. Ma contestualmente ha avviato il percorso amministrativo per arrivare in tempi rapidi alla costruzione di un nuovo magazzino. L’area individuata è a Corte Tegge. I lavori, appaltati a Edilesse, sono già iniziati.
Intendiamoci: non c’è un’azienda cattiva e una buona. Inalca, avendo una dozzina di altri impianti (tra i quali quelli di Castelvetro di Modena e di Pegognaga), poteva fare a meno di un nuovo stabilimento. Per il gruppo Cremonini lavorare le carni a Reggio, Modena o Mantova è indifferente. Quanta invece non aveva alternative. Entrambe le aziende, insomma, sono state mosse, come è naturale, da logiche economiche. Ma il legame con il territorio ha avuto un peso decisivo. E questo è giusto riconoscerlo a Quanta e ai suoi soci Coopservice e Transcoop.
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