REGGIO EMILIA – Certamente il problema del decoro della città non è solo una peculiarità del terzo millennio. I Reggiani non sembrano, infatti, avere avuto anche nei secoli scorsi molta dimestichezza con la buona educazione: se non mancano oggi severe ordinanze emesse dall’Amministrazione comunale, nel passato erano pubblicate temibili grida con annesse sanzioni.
Lo stesso Alessandro Manzoni fa memoria di questa prassi nel cap.1° dei Promessi Sposi, evidenziandone la ben scarsa efficacia!
Pare proprio fosse abitudine diffusa nella Reggio del secolo XVII espletare le proprie necessità fisiologiche per strada, in particolare vicino al Tempio della Beata Vergine della Ghiara.
Ne è prova una “illuminante” grida emessa nel giugno del 1696 con cui il Luogotenente del Governo di Reggio comminava una pena di 25 scudi d’oro e tre tratti di corda a quanti fossero sorpresi a “orinare, stercorare o far altre immondizie ne’ due siti laterali della facciata della Chiesa della B.V. della Ghiara, contigui l’uno al Monastero de’ PP. della medesima Chiesa e l’altro al viazzolo che guarda verso le mura”.
Il proclama, conservato nell’Archivio del Tempio, ingiungeva ai Reggiani di attenersi scrupolosamente alle disposizioni emanate, perché l’autorità avrebbe proceduto “senza alcun riguardo e con ogni rigore contro li trasgressori, tanto a denoncia e querella, quanto ex officio”. La grida prevedeva anche un premio per chi avesse denunciato l’autore del misfatto.
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