REGGIO EMILIA – E’ il 21 febbraio 2020 quando scopriamo che in Italia, a Codogno, c’è il primo caso di Coronavirus, il virus che pensavamo confinato in Cina. Anche a Reggio se ne era parlato tanto: a Whuan il primo italiano trovato positivo era stato proprio un giovane ricercatore reggiano, di Luzzara. Ma quello che è cominciato il 21 febbraio è qualcosa che nessuno avrebbe mai potuto immaginare.
L’onda dei contagi che da Piacenza si avvicina al nostro territorio. Il 24 febbraio la prima decisione forte della Regione: la chiusura delle scuole. Negli ospedali cominciano a moltiplicarsi i pazienti con le polmoniti bilaterali. E’ il 9 marzo quando l’allora premier Giuseppe Conte annuncia che tutta Italia sarebbe andata in lockdown. Nei reparti dell’Ausl, medici e infermieri affrontano un virus sconosciuto. Nelle case di riposo è una strage. Fuori cala il silenzio, interrotto solo dai canti sui balconi. Le parole d’ordine sono isolamento e distanziamento. Ma anche ‘andrà tutto bene’ alle finestre. Le giornate sono scandite dai bollettini quotidiani di contagi e decessi. Numeri dietro ai quali ci sono persone sole e che, quando accade, muoiono sole. Durerà due mesi.
Quando il 4 maggio si riapre l’estate è alle porte. Le attività gradualmente ripartono ma con fatica: ci sono protocolli e misure da rispettare. Pensiamo sia finita, invece arriva l’autunno e con lui la seconda ondata. Richiudono i locali, le scuole lo fanno in base al sistema dei colori delle regioni. Alle 22 c’è il coprifuoco per tutti. E’ così fino alla primavera successiva, quando a metterci ancora in crisi è la terza ondata con la variante Alfa, poi sostituita dalla Delta in estate. C’è però qualcosa che fa la differenza, l’arma più potente: i vaccini. Il 27 dicembre il via ad una campagna per milioni di persone, mai pensata ed organizzata. Nella quarta ondata sono sempre i vaccini ad arginare la variante Omicron, meno aggressiva ma più contagiosa.
E’ finita? possiamo convivere con il nemico? Sono le domande che ci facciamo oggi, mentre alle spalle abbiamo 128 mila contagi. Le vittime sono state più di 1.400 e si continua a morire. La risposta non c’è ma c’è qualche segnale di speranza.
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