SAN POLO D’ENZA (Reggio Emilia) – Ha destato scalpore l’acquisto, all’asta per 1 milione e 380mila euro, dell’ex convento di Montefalcone da parte del rapper tedesco Shindy per farne la sua residenza privata e un centro creativo con spazi pubblici.
E’ l’ultimo episodio della saga ormai trentennale del recupero del luogo di culto che nel 1218 Guido II di Canossa avrebbe donato a San Francesco. Una storia di cronaca amministrativa e finanziaria che ha diviso la politica reggiana tra grandi progetti, cantieri iniziati e mai finiti e cocenti delusioni. La crisi di Montefalcone comincia all’inizio del ‘900, quando gli ultimi monaci se ne vanno, ma è nel dopoguerra che l’abbandono diventa totale. Solo nel 1997, con l’arrivo di nuovi proprietari, si inizia a credere nel recupero dell’imponente complesso. L’idea è quella di intercettare dei fondi europei, come raccontava nel febbraio di quell’anno l’allora direttore Paolo Bonacini.
La strada dei fondi europei si rivela però impercorribile, ma pochi mesi dopo, però, nell’agosto dello stesso anno, si apre una nuova opportunità con il varo della legge che stanzia importanti risorse per recuperare i luoghi di culto in vista del Giubileo del 2000. Un provvedimento che sembra tagliato su misura per Montefalcone e invece arriva una nuova cocente delusione, come raccontò nell’aprile del 1998 Liviana Iotti ai telespettatori del telegiornale.
Una nuova bocciatura, ma i tempi sembrano sempre più maturi, anche perché ormai tutta la politica reggiana è convinta dell’importanza di salvare Montefalcone. Ne parleremo in un prossimo servizio.
San Polo convento montefalcone








