REGGIO EMILIA – C’è stato un tempo in cui, per i giovani, usare droghe era sinonimo di ribellione: quasi un moto plateale. Le conseguenze erano comunque gravi, ma i ragazzi in difficoltà erano più visibili e intercettabili. Da qualche anno a questa parte, l’uso di sostanze serve a contrastare solitudini e fragilità che si tengono nascoste, mandando così in crisi anche le famiglie. Se ne sono accorti i sanitari in prima linea nel contrasto alle dipendenze. L’anno scorso il Servizio dipendenze patologiche dell’Ausl di Reggio ha accolto 2.614 persone. Tra queste, 28 hanno tra i 16 e i 19 anni, 277 tra i 20 e i 29: è evidente che siano numeri molto inferiori alla realtà. La Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze in Italia presentata recentemente dice che, nel 2025, quasi 350mila studenti under 18 hanno riferito di aver utilizzato almeno una sostanza illegale nel corso dell’anno: è il 23% della popolazione scolastica minorenne, un dato in aumento rispetto al 2024.
Tra le sostanze, sono sempre i cannabinoidi i più utilizzati. “Ma aumentano cocaina e crack – spiega Antonio Nicolaci, responsabile del Servizio dipendenze patologiche dell’Ausl di Reggio – col crack soprattutto ci sono conseguenze violente”.
Nell’ultimo periodo 4 giovanissimi hanno rapinato la farmacia di Coviolo chiedendo, oltre ai soldi della cassa, anche confezioni di xanax. Sta emergendo l’abuso di ansiolitici. “Adesso c’è il poli-consumo di droghe – continua Nicolaci – e in questo rientrano anche gli ansiolitici a volte associati all’alcool per aumentare lo sballo”. Secondo il responsabile del Sert occorre dare spazio ai giovani, fare loro domande, ascoltarli senza pregiudizi e responsabilizzarli. E servono luoghi diversi per accoglierli, senza etichette: “Le case della salute potrebbero andare bene” chiosa.
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