REGGIO EMILIA – “Trasformare il dolore nella speranza”, è il titolo dell’incontro che si è svolto ieri sera, organizzato dal sistema educativo della città, in seguito alle polemiche che l’hanno travolto, nei giorni scorsi, legate alla partecipazione di docenti di scuole ebraiche a un viaggio di formazione a Reggio.
Protagonisti dell’incontro due testimoni che da anni sottolineano la necessità di una pace da raggiungere attraverso processi nonviolenti di riconciliazione.
Il percorso consiste nel conoscersi reciprocamente e superare l’odio. Lo ha intrapreso ormai trent’anni fa l’associazione Parents Circle, che riunisce israeliani e palestinesi accomunati dalla perdita di un familiare nel lungo conflitto arabo-israeliano. Ne fa parte Robi Damelin, israeliana, che nel 2002 perse il figlio di 28 anni, ucciso mentre prestava servizio come riservista nell’esercito. Un altro attivista è Mohammad Awad, palestinese. Nel 2025 suo cugino Amjad è stato ucciso in Cisgiordania.
Robi Damelin e Mohammad Awad, nell’incontro promosso dal sistema educativo della città, hanno dialogato con Naldo Rinaldi dell’Istituzione scuole e nidi d’Infanzia e con Maurizio Gozzi della Cooperativa L’Ovile, responsabile del Servizio Giustizia Riparativa.
Il riconoscimento e l’accettazione della verità dell’altro sono alla base dell’esperienza del Summer Camp portata avanta da Parents Circle e che prossimamente potrebbe essere ospitata da Reggio Emilia. Si tratta di una settimana che vede riunirsi circa 40 adolescenti israeliani e palestinesi tra i 14 e i 18 anni.
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