BOLOGNA – La Corte d’Appello di Bologna ha confermato in secondo grado, le misure di prevenzione personali e patrimoniali nei confronti di Patrizia Gianferrari, 69 anni, sedicente imprenditrice originaria di Sassuolo ma residente nel reggiano, a Castellarano, già colpita dal provvedimento del Tribunale di Bologna nel novembre 2025. Una misura alla quale la difesa aveva poi presentato appello.
Oggi dunque la conferma della confisca dei beni per 37,2 milioni di euro frutto, secondo gli investigatori, di un accumulo iniziato già dagli anni ’90 attraverso una rete di società intestate a prestanome ma gestite di fatto dalla donna e dai suoi due figli. Le aziende, attive nel commercio di materie plastiche e ferrose e nel settore immobiliare, venivano utilizzate per ottenere finanziamenti bancari, anche garantiti dallo Stato, poi sistematicamente dirottati verso spese personali. Sotto confisca sono finiti complessi residenziali, denaro, preziosi, orologi di lusso e autovetture oltre a una villa con piscina a Rimini, ritenuti sproporzionati rispetto ai redditi ufficiali della donna, che dichiarava poche migliaia di euro all’anno.
Il provvedimento sigilla un’indagine della Procura di Reggio, condotta dal Gico del nucleo di polizia economica-finanziaria di Bologna. Gianferrari, già condannata in via definitiva per truffe e frodi commesse in tutta Italia, è stata inquadrata dagli inquirenti nel profilo della “pericolosità sociale” riconducibile alla delinquenza economica. Disposta anche la sorveglianza speciale per quattro anni, con obbligo di soggiorno nel comune di residenza.
La Guardia di Finanza sottolinea che lo Stato, nei tempi consentiti, si riprende ciò che è stato illecitamente sottratto, e la conferma in secondo grado rafforza la solidità del lavoro svolto dagli investigatori. Ora la difesa potrà valutare il ricorso in Cassazione, ma per le Fiamme Gialle questo passaggio segna un punto fermo nel contrasto ai patrimoni illeciti e a tutela della sana imprenditoria.
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