REGGIO EMILIA – In vista dell’8 marzo, l’Ufficio studi Lapam Confartigianato ha svolto un focus sulla condizione femminile nella provincia di Reggio.
La provincia si conferma tra le più virtuose d’Italia per servizi dedicati alla prima infanzia, un fattore che incide direttamente sulla possibilità delle donne di partecipare al mercato del lavoro.
Secondo l’analisi, quasi un terzo dei bambini sotto i tre anni accede ai nidi comunali (30,9%, contro una media nazionale del 16,8%), mentre la scuola dell’infanzia raggiunge una copertura del 93,2%. Numeri che collocano il territorio al 12° posto in Italia per qualità dell’offerta educativa.
Nonostante questa infrastruttura di welfare, il divario di genere nel lavoro rimane evidente già tra gli under 30: se il 16,3% dei giovani uomini fatica a inserirsi nel mondo del lavoro, la percentuale sale al 21,9% tra le coetanee.
Un dato che stride con il livello di istruzione: si iscrive all’Università il 58,5% delle neo-diplomate, contro il 46,9% dei ragazzi.
Reggio però riesce ad attrarre capitale umano qualificato, soprattutto femminile. Le giovani laureate che scelgono di trasferirsi qui sono 13,4 ogni mille, un valore nettamente superiore a quello maschile (3,7 ogni mille). Questo flusso alimenta anche l’imprenditoria locale: quasi la metà delle imprenditrici e lavoratrici autonome è laureata (44,9%), e il 19,1% delle imprese della provincia è guidato da donne.
Le imprese guidate da donne si concentrano in commercio, agricoltura e servizi alla persona, ma mantengono una presenza significativa anche nella manifattura, settore chiave dell’economia reggiana. Qui oltre due terzi delle attività femminili appartengono al comparto artigiano, soprattutto nel tessile-abbigliamento, nell’alimentare e nella lavorazione dei metalli.
Secondo Rita Cavalieri, presidente del Movimento Donne Lapam Confartigianato, non si tratta di imprenditoria nata per necessità, ma di scelte consapevoli: «Le nuove imprese femminili sono solide, frutto di competenze e visione strategica. L’autonomia economica permette di costruire un futuro stabile e contribuisce alla competitività del territorio»










