REGGIO EMILIA – Dieci serate, dieci modi diversi di ascoltare. La nuova Stagione Concertistica della Fondazione I Teatri accoglie grandi orchestre, formazioni da camera, ensemble vocali e solisti per un percorso che va dal Rinascimento al Novecento, dove ogni programma invita a un viaggio diverso. Due ricorrenze: i cento anni di György Kurtág, tra le voci più alte dei nostri giorni, e i duecento anni dalla morte di Beethoven, presenza che ritorna da una serata all’altra come un filo rosso. Ed è anche una stagione di donne, sul podio e in primo piano tra i solisti come Isabelle Faust, Elisabeth Leonskaja, Marzena Diakun, Yulianna Avdeeva, solo per citarne alcune.
Ad aprire è la Filarmonica della Scala con Riccardo Chailly, suo direttore principale, in un programma dedicato all’anima russa. Accanto alla Quarta di Čajkovskij, Chailly riporta alla luce due rarità del giovane Rachmaninov: il poema sinfonico La roccia e la suite dall’opera Aleko.
La stagione celebra poi una ricorrenza importante. György Kurtág ha compiuto cento anni nel febbraio 2026, e il suo centenario trova spazio in un programma affidato ad Anna Prohaska, vincitrice del premio Opus Klassik 2024 come cantante dell’anno, e Isabelle Faust, prima violinista tedesca a vincere il Concorso Paganini e oggi tra le interpreti più ammirate: i Kafka-Fragmente, quaranta miniature per soprano e violino.
Il Rinascimento francese torna con l’ensemble vocale e strumentale Les Cris de Paris diretti da Geoffroy Jourdain, a breve anche ospite del Festival di Salisburgo. French Kiss ripercorre la chanson cinquecentesca con leggerezza e malizia: Janequin che imita il canto degli uccelli, Josquin e Lassus che intrecciano il sacro e il profano, in un programma dove la polifonia diventa gioco amoroso e arguzia linguistica. Cinque secoli fa, anche un bacio poteva diventare materia di contrappunto.
Il violoncello solo conduce in territori di assoluta concentrazione con Nicolas Altstaedt, violoncellista franco-tedesco che Gidon Kremer ha scelto come proprio successore alla guida del Festival di Lockenhaus e che si muove con uguale disinvoltura tra strumenti d’epoca e moderni: due Suite di Bach, la luminosa Prima e la più severa Quinta, fanno da contrappunto alla Sonata per violoncello solo di Kodály.

La Chamber Orchestra of Europe
Due appuntamenti poi con le orchestre da camera. La English Chamber Orchestra con Marzena Diakun alla direzione ed Elisabeth Leonskaja al pianoforte – una delle interpreti più importanti del nostro tempo, oltre mezzo secolo di carriera alle spalle segnata da importanti collaborazioni come quella, determinante, con Sviatoslav Richter – accosta l’inquietudine della Trauer-Symphonie di Haydn alla grazia di Mozart e alla quinta giovanile di Schubert. La Chamber Orchestra of Europe affida a Sir András Schiff la doppia veste di solista e direttore, in un dialogo tra il Mozart del Jeunehomme e la Pastorale di Beethoven: la natura osservata e quella trasfigurata.
Al pianoforte solista è dedicato il recital di Yulianna Avdeeva, prima donna a vincere il Concorso Chopin di Varsavia dopo Martha Argerich nel 1965 e da allora ospite delle maggiori sale da concerto. Costruisce un itinerario dalla fantasia barocca di Bach fino agli Studi op. 25 di Chopin, passando per la Fantasia op. 77 e l’Appassionata di Beethoven, nel duecentesimo anniversario della morte del compositore.

Yulianna Avdeeva
L’Orchestra Leonore – formazione italiana nata nel 2014 e in rapida crescita anche fuori dai confini nazionali, che riunisce giovani strumentisti provenienti da alcune delle migliori compagini europee – diretta dal suo fondatore Daniele Giorgi, accompagna la violinista Sueye Park, fresca vincitrice del Concorso Sibelius di Helsinki, nel Concerto per violino di Sibelius. Accanto, la Seconda Sinfonia di Brahms.
La Filarmonica Toscanini con Kent Nagano, per un decennio alla guida dell’Opera di Stato di Amburgo e dal 2026 direttore dell’Orchestra Nazionale di Spagna, riunisce poi tre solisti nel raro Triplo concerto di Beethoven: il violinista Sergej Khachatryan, il violoncellista Daniel Müller-Schott e la pianista Mari Kodama dialogano tra loro e con l’orchestra. A seguire, la luminosa Italiana di Mendelssohn, ritratto sonoro di un viaggio nel sud.
A chiudere la stagione è l’Ensemble Resonanz, compagine tedesca con base ad Amburgo nota per un approccio musicale audace e originale, con Riccardo Minasi, che affida al violinista Aozhe Zhang, Premio Paganini 2025, il Primo Concerto per violino di Paganini, banco di prova del virtuosismo più estremo. La Quinta di Beethoven suggella la serata e l’intero cartellone con la sua forza inconfondibile.












